Avellino

Due teatrini assurdi che sembrano senza fine. Parliamo della questione Alto Calore, che domani dovrebbe vivere il suo epilogo. E di quel finale non finale che si è consumato ieri sera alla Camera di Commercio.

Partiamo dal secondo. L'elezione a presidente di Oreste La Stella ha ulteriormente ingarbugliato una situazione che, stando agli ultimi chiari di luna, poteva decisamente finir peggio. Il banco era da tempo saltato. Rovesciando un mazzo di carte che, come mostrato dagli ultimi giorni, conteneva tante mezze figure ma nessuna vera matta. Al massimo qualche carta di tre. Ognuno con i propri interessi e le proprie aspirazioni che poco avevano a che fare con i fini dell'organo che rappresentavano.

DI MANDRAKATE E MEZZE FIGURE

Riavvolgiamo, per gli assenti o i distratti, la vicenda. Costantino Capone, ex-presidente e viste le non così celate ambizioni al quarto mandato di fila (illegittimo) reggente della Camera di Commercio, vuole costituire una fondazione nella quale riversare i beni della Camera.

Così, bello bello quatto quatto, una volta rimosso dal suo ruolo, avrebbe potuto, forte di quel tesoretto, continuare la propria attività. Insomma, la mandrakata che tanto non riesce. Ma se riesce …

Tolto Capone, siamo arrivati alle ultime vicende della contesa. Chi eleggiamo al suo posto?

Dopotutto è sempre della rappresentanza delle eccellenze della provincia irpina che parliamo, nonché di un organo che all'interno della geografia economica campana, soprattutto alla luce di un'eventuale sinergia col Sannio, fa inevitabilmente gola a tutti.

E allora ecco i nostri eroi accapigliarsi per quel posto. Da un lato l'otto di coppe, Federica Vozzella sostenuta da Confartigianato, Adiconsum, dai sindacati e soprattutto da Confindustria.

STELLE CADENTI E SATELLITI

Dall'altro il nove di bastoni, proprio La Stella. Che, scusate la pigra ironia, non ha mai brillato di luce propria. Ma con l'eclissamento di Capone, qualche legittima aspirazione poteva pure averla, poverino. Non vogliamo dar adito ai maligni secondo cui la sua candidatura sarebbe un imboccamento dello stesso Capone.

La Stella, seppur contestato, è riuscito a prevalere. Anche se con mille strascichi. Al momento della votazione di ieri, infatti, non erano presenti i sostenitori di Vozzella di cui prima parlavamo. Stesso gruppo di industriali che ha già inviato una lettera di diffida alla Camera e che ora potrebbe intentare un ricorso al Tar. Ricorso che, se accolto, rimescolerebbe di nuovo le carte. Senza dimenticare un eventuale esito positivo dell'altro ricorso, quello presentato dallo stesso Capone. Perché siamo certi che, qualora quest'ultimo riuscisse a dar nuovamente credito alla propria candidatura, il neo presidente non ci impiegherebbe molto a far dietrofront tornando a fare il satellite.

UN COLOSSAL GIRATO SULL'ACQUA

Passiamo all'Alto Calore. Qui, più che di una telenovela parliamo di un colossal, in stile Via Col Vento. Dove tutti si sono alternati nei celebri panni di Vivien Leigh recitando perfettamente il ruolo della Rossella Ohara di turno e nascondendosi dietro il sempreverde, “domani è un altro giorno”. Rimandando di fatto fino all'ultimo momento utile (domani dovrebbero figliare), la scelta del presidente. Già precedentemente avevamo provato a illustrarvi l'intricata trama di dinamiche collaterali che si sono innescate intorno alla vicenda.

Qui vi diluiamo il succo. E che succo!

Fra ipotesi di gestione pubblica e privata, non che di iper localismi, si è scatenato un parapiglia incredibile.

Il presidente uscente, Lello de Stefano, premeva per la privatizzazione ipotizzando una fusione con Gesesa. Posizione sposata anche dall'onorevole Umberto Del Basso De Caro. Il potente Cavaliere sannita.

In questa situazione ci sono stati anche inevitabili colpi di scena e caporetto scellerate. Ultimo quello del sindaco di Avellino, Paolo Foti. Che non manca mai di sorprendere per le proprie scelte … politiche? In un primo tempo aveva infatti auspicato la soluzione pubblica. Per poi, negli ultimi tempi, concedersi una finta da novello Garrincha, e urlare, “Io voto De Stefano!”

Ma come sindaco, dice sul serio?

Dopotutto, però, trovare una lettura di quel che frulla nella testa al nostro primo cittadino, come abbiamo imparato in questi mesi, è impossibile.

IL SUO NOME è MAI PIU'

Sull'altro fronte, quello dell'acqua pubblica, si sono schierati numerosi sindaci irpini che non vorrebbero rinunciare all'autonomia della provincia. Sia che si tratti di una soluzione in house, sia di una fusione con l'acquedotto Pugliese. Ma se sulla scelta a favore della gestione pubblica, bene o male, i riferimenti della maggioranza del Pd provinciale sembrano tutti d'accordo, lo stesso non poteva dirsi per il nome da posizionare sull'ambito scranno

E mo là chi ci mettiamo?

Rosetta, Vincenzo l'altro (Il De Luca d'Irpinia), Valentina e Luigi, avevano idee contrastanti. Anche perché da Palazzo Santa Lucia trapelavano indiscrezioni alterne. E si sa, se De Luca vero decide, far orecchio da mercante è sconsigliato.

L'ultima voce, giunta attraverso il vice Bonavitacola, era la soluzione tecnica. Mentre Chieffo era la soluzione che poteva metter d'accordo tutti, tranne De Luca, che per ovvi motivi si sarebbe visto scavalcare nella scelta. In un tourbillon di nomi che ha coinvolto tutti ma proprio tutti: nell'ultimo resoconto dal calderone è spuntato qualche noto e tanti Carneade. Fra gli altri Ernesto Urciuoli, sindaco di Aiello del Sabato, Walter Palermo, già direttore tecnico dell'Alto Calore, Michele Sandulli, avvocato che ha già avuto modo di collaborare con Lello De Stefano. Senza dimenticare Chieffo e lo stesso De Stefano.

Due grandi papocchi che, uniti alle notizie di questa mattina che hanno travolto l'Acs, non possono che sfiduciarci ulteriormente. L'unica nota comune, di tutti questi episodi, è infatti sempre il compromesso e il personalismo che si antepongono alla tutela del cittadino. E della giustizia. Fra pupi e pupari, e mezze figure grottesche, a uscire sconfitti siamo sempre noi. Che da questo teatrino non riusciamo proprio a sottrarci.

Andrea Fantucchio