Avellino

 

di Luciano Trapanese

L'indignazione un tanto al chilo è una costante nazionale. E naturalmente anche avellinese. L'arresto dell'amministratore unico dell'Acs, Amedeo Gabrieli, ha dato il là insieme al giusto sconcerto (per la personale gestione della cosa pubblica), anche al solito coro dei moralisti sul ciliegio. In molti si sono fermati al caso specifico, alla fine un'inchiesta per peculato, perdendo di vista il quadro generale, che è davvero preoccupante. E non da oggi.

C'è una zona grigia che infetta Avellino. Un'area di mezzo sospesa tra legalità e illegalità, che si è infiltrata da tempo nella cosa pubblica. In città non è un mistero per nessuno. Bisogna risalire all'amministrazione Galasso per trovare l'origine di questa commistione. Un cancro che insieme alla inabilità di una classe dirigente autoreferenziale ha di fatto imposto un brusco stop alla crescita del capoluogo.

L'Acs e Gabrieli sono soltanto un pezzetto di quell'area grigia. Anzi, sono il canale che ha di fatto – a prescindere dallo stesso Gabrieli – introdotto a Palazzo di Città quella zona sospesa tra malaffare e legalità. E' evidente in una delle tante intercettazioni: «...io faccio solo il passacartte – racconta Gabrieli a Pino Freda al telefono -, e mo' ho l'indagine su di me. Galasso doveva fare il piacere a Forte e Galluccio e devono rompere i coglioni a me. Livio (Petitto) la stessa cosa. Questi non si vogliono assumere le responsabilità. A Paolo (Foti), gli ho detto: Paolo io sono io, la revoca a queste cooperative non la faccio, può venire il presidente della Repubblica, la procura generale, la cassazione, io non la revoco. Perchè poi i tossici e i delinquenti mi vengono a prendere a me. Loro prima si prendono i voti, fanno gli scambi dei voti, io che non faccio politica mi dovrei trovare in mezzo alle botte».

In questa intercettazione c'è il cuore del bubbone. I presunti piaceri di Galasso, le interferenze di Petitto, l'immobilismo di Foti, la paura di ripercussioni da parte di ambienti criminali. Ripetiamo: niente di nuovo. L'allora presidente del consiglio comunale, Antonio Gengaro, denunciò gli insani rapporti tra la zona grigia e gli amministratori. Una denuncia pubblica, in aula. Si ritrovò con una pistola piantata sul fianco e il consiglio di farsi gli affari suoi. Non è accaduto ieri, ma molti anni fa. E il coro degli indignati non si è sentito. Non si è sentito neppure quando era chiaro a tutti che determinati gruppi avevano la forza elettorale di influire sull'elezione di sindaci e consiglieri. Non si è sentito neppure quando è stato chiaro a tutti che la gestione dei parcheggi era stata affidata a chi quei voti li aveva garantiti.

Il procuratore Rosario Cantelmo ha lasciato capire che l'inchiesta su questi aspetti è in corso. E la vicenda Acs è solo la prima parte di una indagine più vasta. Ce lo auguriamo.

E' palese che il crollo verticale di Avellino è iniziato quando la zona grigia ha messo piede nelle scelte amministrative. Paolo Foti in questo non ha colpe. La sua responsabilità si riassume nella mancanza di coraggio. Il non aver fatto nulla per frantumare quell'asse letale che era lentamente cresciuto con le amministrazioni precedenti. Avrebbe dovuto revocare l'incarico a Gabrieli dopo l'apertura dell'inchiesta sull'Acs. E fare lo stesso con le coop che gestiscono i parcheggi. Lanciare segnali precisi. Ma bisogna dire che è stato lasciato solo. Nessuno ha alzato la voce nella sua maggioranza. E anche l'opposizione è rimasta tutto sommato in silenzio. I partiti lasciamo stare, hanno altro a cui pensare.

E' per questi motivi che l'indignazione sic et simplicter per la questione Acs è pelosa è fuori tempo massimo (oltretutto i contorni dell'inchiesta erano chiari a tutti da mesi). Sarebbe invece opportuno trovare la forza, il coraggio e la determinazione per spezzare quei legami, riportare la città e il comune nella più totale legalità.

Mandare in frantumi certi legami, ripartire da zero. Ma servirebbe una classe dirigente capace e con la schiena dritta. E un sindaco coraggioso. Non si può solo sperare nella magistratura.