Avellino è in piena bufera. I fulmini di questi giorni non hanno risparmiato nessuno. Fra scandali, scandaletti e conferme: scambi di voti in cambio di posti pubblici assegnati con assoluta discrezionalità. Discussioni stantie che antepongono a questioni vitali, acqua e commercio per citarne due a caso, pensieri, discorsi e azioni da professionisti della poltrona. Quelli dalle facce di bronzo, che non si scompongono proprio mai. E dai sederi pesanti come macigni.
I soliti noti che alimentano quella zona grigia, materiale elastico che si colloca fra pubblico e privato. Un grande impasto che cresce all'ombra dell'indolenza e della rassegnazione. Diciamo diffusa, perché il termine collettiva ci sembra fatto di quella stessa pasta elastica e indefinita. Non tutti appartengono a quel carrozzone. C'è chi preferisce andare a piedi. Con tutte le fatiche del caso. Uno sforzo titanico, perché si oppone ad un modo di fare e di essere consolidato nel tempo.
UN PUGNO DI VOTI E UNO IN FACCIA
Un parassita gigante che ha succhiato a questa città, alla provincia, e nei tempi d'oro all'Italia tutta (quando l'Irpinia presiedeva il Consiglio e il Senato), il bene più prezioso: il futuro dei suoi figli.
Con un sistema scientifico che ha infarcito di raccomandazioni il settore pubblico. Regalandoci mostri dei quali oggi paghiamo le conseguenze. L'Alto Calore è uno di questi. Uno degli ex-consorzi idrici più grandi del Sud, conta oltre centoventi milioni di debiti. L'Acs, per citare l'ultimo fatto di casa nostra, è un'altra degenerazione di questo tipo. Nata con splendide intenzioni durante l'amministrazione di Nunno, mirava a reinserire soggetti svantaggiati all'interno della società. Offrendo al Comune manodopera per la gestione di servizi vitali come parcheggi e cura del verde.
Poi è stato trasformato in una straordinaria macchina di voti che si alimentava della miseria. Di chi si vendeva per un tozzo di pane o un lavoro. L'assegnazione dei posti è divenuta discrezionale, rinunciando a bandi e gare pubbliche. Con il silenzioso assenso di chi doveva vigilare (l'Acs è una partecipata del Comune) e non lo faceva.
E proprio su quei parcheggi dati in gestione ai soliti noti, che assicuravano i voti necessari in periferia, sono state costruiti parte dei successi dell'amministrazione precedente. Con scene grottesche. Per quei parcheggi se le sono date di santa ragione (letteralmente). E chi parlava abbuscava. O peggio. Si è arrivati anche alle minacce armate.
DI CANTIERI E DISASTRI SPARSI
Ma non è tutto. Basta guardare l'aspetto della città per rendersi conto delle storture che la divorano. I cantieri sono il riflesso di quelle incongruenze. Con variabili che si aggiungono misteriosamente ai progetti iniziali diluendo i tempi e ingrossando la parcella di quelle ditte che se ne occupano. E che, spesso, non sono vincitrici di alcun bando pubblico. In una precedente inchiesta su Piazza Libertà, ve ne abbiamo parlato abbondantemente. Un'opera collegata con lo storico sottopassaggio mai completato. Discorsi che si facevano già nel 2006 e sono costati oltre sette milioni di euro. Per non parlare del Mercatone, nato nel 1988 e sei anni dopo già abbandonato. Costato negli anni oltre trenta milioni di euro complessivi.
Fra rifacimenti annunciati, interrotti o mai portati a termine. E disastri inenarrabili. Pensiamo ai quattro milioni di euro bruciati da Galasso che, dopo aver bocciato la soluzione project financing di Di Nunno, aveva pensato ai fondi Europei Pica per completare il progetto. Per poi interrompere i lavori nel 2010. O gli oltre sette milioni che lo stesso Galasso doveva ai suoi eredi, proprietari del terreno dove sorgeva parte del Mercatone e vincitori di un contenzioso nei confronti dell'amministrazione. Senza scordare gli oltre 800mila euro bruciati da Foti nel completamento del lotto A, mai completato.
NUSCO, L'IRPINIA, L'ITALIA
Soldi che non torneranno più. Occasioni mancate per regalare ai giovani la città che meritano. Sacrificati sull'altare di quel sistema clientelare perfettamente rodato.
Che aspetta con ansia i prossimi finanziamenti. La prossima stampella.
Un sistema che, come dicevamo, è la continuazione di quello precedente. Che, con altri soldi e ben più consistenti, quelli del dopo terremoto, prometteva ponti d'oro e intanto rapinava e stuprava il volto della provincia. Perché, di quel miracolo economico annunciato, abbiamo visto solo le briciole. Paesi rifatti daccapo ma, spesso, senza alcuna logica. Con palazzoni e opera spremi-denari che spuntavano ovunque. Cancellando nel cemento della speculazione edilizia l'identità del passato.
Ad Avellino, basta guardare il centro storico e soprattutto Torrette per capire di cosa parliamo. Una spianata di cemento senza arte né parte. Medesimo destino che ha interessato tanti comuni. Da quelli vicini al capoluogo, si pensi a Monteforte dove la parte storica del paese è stata del tutto cancellata. Fino ad arrivare in Alta Irpinia. Un nome? Proprio Nusco. Si potrebbe dire, dove tutto ebbe inizio. E dove, sul più alto seggio del comune, siede ancora il passato. Che, pur privato di gran parte della sua autorevolezza, continua a dilettarsi con l'amministrazione della cosa pubblica. Dopotutto, si sa, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Eppure, in tanto grigio, qualche raggio di luce si intravede.
L'Irpinia così come Avellino sono anche altro.
GLI ULTIMI DEGLI ONESTI
Parliamo di chi lavora per il territorio e per la sua città senza chiedere nulla in cambio.
L'associazionismo positivo e costruttivo. Quello che compie un passo alla volta, che per un permesso spesso deve aspettare mesi interi. Fatto di tanti giovani che si vedono cancellare gli eventi ad un giorno dal via. Quelli che pagano tutto quello che c'è da pagare e anche di più. Che una sede devono sudarsela e non gliela regala nessuno, perché non sono amici e cognati di nessuno. Poco importa se i progetti che portano avanti sono più validi di tanti altri nati solo per accaparrarsi qualche spicciolo.
Loro devono correre il doppio. E quando camminano lo fanno sempre a piedi, la bicicletta degli altri non la usano mai. Nemmeno quella elettrica. Il loro motore è la creatività e la tenacia, pagano tutti i caffè al bar, figurarsi le assicurazioni. Insomma, tutti quelli che il marcio che stiamo vedendo lo schifano e che vogliono arrivare, ma non a tutti i costi. Che intendono affermarsi grazie all'onestà e al vigore delle proprie idee.
E che il calcio nel sedere per prevaricare gli altri non lo prenderebbero mai. Tutt'al più lo darebbero a loro. A quelli della zona grigia. Quelli che sono sempre compari e comari di qualcuno che conta. Ma non sono intoccabili. Tutt'altro. Dipendono da noi che li abbiamo messi lì e possiamo anche toglierli. Non dimentichiamocelo. Se ci liberiamo di quella rassegnazione e di quella paura che va solo a loro vantaggio. Una città rassegnata e indifferente, è più facile da saccheggiare. Lo sanno anche loro. Se l'altra Avellino si sveglia, vanno tutti a casa. Anche il sedere di pietra più pesante.
Andrea Fantucchio