Il suo cuore si era fermato per sempre due giorni dopo aver subito un'aggressione. Francesco Ciervo aveva 69 anni, una moglie e tre figli. A Sant'Agata dei Goti lo conoscevano tutti. Per tutti era Ciccio il parcheggiatore, l'uomo che si guadagnava da vivere tra mille difficoltà. Ecco perchè il 1 agosto dello scorso anno, quando si era diffusa la notizia della morte, avvenuta nell'ospedale di Caserta, dove era ricoverato, era stata enorme l'eco per la sua tragica fine.
Un dramma che questa mattina è riecheggiato nell'aula di Corte di Assise, dove si è aperto il processo a carico di Filippo Lubrano, 33 anni, anch'egli santagatese, imputato di omicidio preterintenzionale; di essere l'autore del gesto violento che aveva determinato, come conseguenza, la fine dell'esistenza di Ciccio.
Lubrano, che da febbraio è sottoposto all'obbligo di dimora dopo aver trascorso sei mesi tra carcere e arresti in casa, era al fianco dei suoi difensori, gli avvocati Ettore Marcarelli e Antonio Biscardi. Poco più dietro, uno accanto all'altro, i familiari della vittima, parti civili con l'avvocato Alessandro Della Ratta. Udienza breve, scandita soltanto dall'ammissione dei mezzi di prova del pm Marcella Pizzillo e dei legali; poi il rinvio al 22 giugno. (continua a leggere sull'App di Ottopagine)
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