“E tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato…”. L’urlo si alza forte, colpisce anche il telecronista della Rai che quando prepara il servizio sulla partita chiede al tecnico soprattutto le immagini di quella festa improvvisa, che evidentemente non si aspettava. Un finale da brividi, nonostante la sconfitta. E’ stato come ripristinare la luce dopo un black out. La Curva Sud parte con i suoi cori, sempre più forti, sempre più coinvolgenti. Chissenefrega se questa sera ha vinto il Cittadella, chissenefrega se questa coppetta se la contenderanno i veneti e la Spal. Questo Benevento ha già dato, ha scritto la storia, salendo in B. Cosa importano queste partite che non aggiungono né tolgono nulla ad una squadra che quando ingrana la quarta si fa preferire a chiunque sul piano estetico e su quello pratico. La verità è che nessuno come la squadra giallorossa è arrivato così “corto” a questa manifestazione finale, né la Spal, né il Cittadella. Il Benevento ha ottimizzato le ultime risorse di Melara e Cissè, ha perso per strada, dopo averlo ritrovato, Campagnacci. Poi, in quest’ultima gara ha perso anche De Falco. Pezzi da novanta lasciati a riposo dopo l’impresa. Eppure la strega avrebbe meritato di più anche da questa competizione. Contro la Spal è finita come è finita e non vale più la pena di arrabbiarsi. Col Cittadella la lettura della partita è abbastanza semplice: il Benevento ha retto ed ha risposto colpo su colpo finchè le forze lo hanno retto, poi nelle gambe deve essersi fatto sentire lo sforzo di Ferrara, il viaggio, la sconfitta. Il Cittadella aveva più sprint, anche se nel finale la squadra giallorossa lo ha quasi assediato cercando ancora di ridurre il distacco. 4 a 2, dopo il 4 a 1 in Emilia. Otto gol in due giorni subiti dalla difesa più forte della Lega Pro. Non può essere preso tutto per oro colato. Le circostanze hanno prodotto due partite disgraziate, in cui si è pagato oltre i propri demeriti. La serata col Cittadella in fondo è stata piacevole. Sotto dopo 56 secondi, la strega ha risposto con orgoglio. Lopez ha servito il più comodo degli assist a Vitiello per il primo gol stagionale. Poi i veneti sono andati di nuovo avanti. Piscitelli non è stato irreprensibile su quella punizione da 20 metri che si è infilata proprio nell’angolino basso. Almeno la barriera qualche colpa ce l’ha. Eppure è arrivato anche il secondo pareggio. Rigore del portiere Alfonso su Marotta. Mazzeo non ha sbagliato dagli undici metri. Nella ripresa la maggiore freschezza dei veneti ha avuto la meglio. La difesa passata a quattro per l’uscita di Mattera è sembrata più vulnerabile e il Cittadella l’ha bucata. Ma la squadra giallorossa non si è mai arresa. Ha attaccato a testa bassa fino in ultimo e il gol l’ha sfiorato con Ciciretti e Angiulli che avrebbero meritato più fortuna. I tifosi (poco più di duemila paganti) hanno apprezzato e hanno riacceso la luce (a dire il vero hanno cantato per tutti i novanta): sono aumentati i decibel e sono tornati i cori della B. Perché era quella la festa da fare. Perché, come hanno cantato tutti, l’anno prossimo la strega giocherà di sabato…
Franco Santo