Benevento

Piglio fiero e parole sferzanti. Il toscanaccio non le manda a dire a De Zerbi, che aveva lanciato un messaggio criptico dopo Foggia-Alessandria (“… aspetto con impazienza la gara col Lecce, non ci dormo già da oggi. E il Lecce sa perché…”): “Onestamente io mi sono preso tutto il tempo che è servito per preparare questa partita”. Braglia prova a spiegare il perché di quella dichiarazione: “Gli avrà dato fastidio qualche atteggiamento nostro. Sono cose che capitano nel calcio, se vogliono caricare la partita su questi presupposti, sono problemi loro”. Il tecnico dei satanelli non deve essere molto simpatico neanche a Braglia: “Io non mi sento né Dio né un bischero. Lui sta iniziando, forse è meglio che tutti ci diamo una calmatina, perché le parole spesso aiutano a far succedere dei casini. E poi ci rimettiamo tutti, anche chi passa il turno”. Il ricordo va agli sfottò della gara d’andata, quando sulla panchina leccese c’era Asta: “Mi ricordo quei gesti con le dita, il tre, il quattro. Se te pigli per il culo le persone come hanno fatto loro nella partita d’andata sono atteggiamenti sbagliati. Io dopo la vittoria del ritorno ho detto ai miei ‘fatela finita’. Io non disconosco i meriti di De Zerbi e del Foggia, il problema è come ci si pone verso gli altri, è lì che si creano delle antipatie e delle tensioni. A volte è meglio stare zitti, glielo dico perché sono più vecchio, altrimenti succede sempre qualcosa di spiacevole”. L’ultima stoccata: “Ho sentito anche quello che dicono gli altri. E se tutti dicono la stessa cosa, poniti anche tu qualche domanda…”. Auteri e Di Somma hanno detto che tiferanno per il Lecce: “Mi fa piacere, avranno avuto anche loro da ridire con De Zerbi. Li conosco Auteri e Di Somma, se tengono per noi mi fa piacere, ma finisce qua”.