Avellino

Domenica scorsa il vicegovernatore della Campania, Fulvio Bonavitacola, ha annunciato che la tratta ferroviaria l'Avellino – Rocchetta riaprirà. E sarà solo turistica. Presto ci sarà il protocollo d’intesa tra Ministero, Regione e Fondazione Ferrovie dello Stato. La Regione, come già annunciato dal Governatore De Luca, ha quindi dimostrato di credere in quel tipo di turismo di cui da tempo si parla in Irpinia.

Un'idea intorno alla quale, si sono coagulate tante realtà associative della provincia che hanno resistito alla bufera dei detrattori. Spesso politici. Nessuno dimenticherà le dure parole dell'ex Assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella che dava degli idealisti e dei bambini illusi, a chi combatteva proprio per la riapertura della tratta Avellino-Rocchetta.

I BIMBI, IL SOGNO E UN CALENDARIO

Loro, i bambini illusi, non hanno mollato. E domenica erano su quei binari. Tanti giovani, come quelli dell'Associazione Info Irpinia. Al fianco dei reduci storici. A partire da Pietro Mitrione, una vita passata in treno, che con l' Associazione In Loco Motivi ha dato sempre battaglia. Con il suo calendario, quello che conta i giorni trascorsi dalla chiusura della tratta.

Presto dovrebbe venire il tempo di girare la clessidra. E contare gli altri giorni. Quelli che separano l'Irpinia dal suo futuro.

Capiamo quale.

L'Avellino-Rocchetta con i suoi 120 chilometri si sviluppa attraverso territori che alternano catene montuose, valli fluviali, canali, unendo Avellino alle sue aree interne, per poi toccare Puglia e Basilicata. Offrendo un patrimonio paesaggistico di prim'ordine. Quasi del tutto sconosciuto anche fra gli stessi Campani. Un patrimonio che, se valorizzato a dovere, partendo proprio dalle infrastrutture, può rappresentare uno dei vettori di sviluppo intorno al quale ipotizzare il futuro della provincia.

Ci sono indicazioni positive in merito. A partire proprio dagli oltre 2000 visitatori portati in Alta Irpinia dal treno del turismo, fra il 2009 e 2010, anno della chiusura. Oltre venti escursioni che alternavano alla scoperta dei borghi e del patrimonio eno-gastronomico del territorio irpino, quello delle oasi naturalistiche.

SUL TRENO CI SALGONO TUTTI. O RESTANO TUTTI A PIEDI

Certo, la riapertura della tratta è solo una parte del percorso di sviluppo turistico. C'è infatti tutto il contorno da organizzare. Dallo stato delle stazioni, ai collegamenti con i paesi da visitare. Al momento molte di queste strade sono coperte di arbusti o comunque difficilmente percorribili.

Un ammodernamento dei piccoli collegamenti che dovrebbe avvalersi anche di soste strategiche lungo il percorso. Come punti ristoro o di noleggio di mezzi leggeri. Senza considerare la rivoluzione che interesserebbe i borghi stessi spinti a far rete per offrire, attraverso la collaborazione di associazioni e privati, un'offerta turistica organica e variegata capace di rendere sempre più appetibile il prodotto Irpinia agli occhi dei turisti. Inoltre, una volta terminata la tratta, bisognerà subito individuare l'ente gestore. O, anche in questo caso, una rete di gestori che porti avanti una strategia condivisa e chiara. Sarebbe l'ennesimo spreco tutto Irpino, non cogliere quest'opportunità per questioni strettamente personalistiche.

Ma non è tutto.

SALERNO-AVELLINO-BENEVENTO: UN TRIS POSSIBILE

L'Avellino-Rocchetta, infatti, assume davvero senso solo se inserita in quella cornice territoriale da tempo auspicata che vede l'Irpinia e il suo capoluogo Avellino, in una posizione geografica privilegiata. Fra Salerno e Benevento.

Proprio per collegare adeguatamente i tre capoluoghi e i territori che gravitano loro intorno, va realizzato un apparato infrastrutturale di prim'ordine che, grazie all'alternanza del trasporto ferro gomma, andrebbe a collocarsi come il sistema circolatorio di questo macro-distretto territoriale. Del quale vi abbiamo parlato anche in un precedente articolo.

In questo senso vanno lette le due rivoluzioni dei trasporti che cambierebbero di fatto il destino della provincia. Da un lato l'Alta Capacità, con la piattaforma di Benevento che con la stazione di Grottaminarda inserirebbe l'Irpinia in un macro-collegamento che ingloba l'aria del napoletano e procede fino a Bari. In un simile discorso, anche il ruolo del capoluogo avellinese cambierebbe. Divenendo cerniera, con funzione prevalentemente residenziale, in questo nuovo grande modo di intendere i confini geografici.

Dall'altro ci sarebbe l'elettrificazione della tratta Avellino-Salerno. Che grazie all'Alta Velocità, e alla presenza del polo universitario di Fisciano, lancerebbe inevitabilmente Avellino verso un futuro diverso. Intorno all'asse dei trasporti è molto più facile immaginare il rilancio dell'intero tessuto produttivo provinciale. Due rivoluzioni che di fatto rispolvererebbero un progetto andato troppo presto in soffitta: quello della metropolitana regionale.

Proprio dai trasporti parte lo sviluppo della Campania tutta. E in particolar modo delle aree interne. Per troppo tempo tagliate fuori dal resto del territorio. Un isolamento che deve essere azzerato. Pena subire ancora quello spopolamento che da troppo tempo dissangua il nostro tessuto sociale. Con i giovani costretti ad andar via in cerca di futuro, in una grande migrazione drammatica perché non legata esclusivamente ad una crisi economica generale. Ma ad un'oggettiva impotenza dei contesti locali che non offrono le soluzioni adeguate all'inserimento dei giovani stessi in un tessuto produttivo degno di questo nome. Un tessuto produttivo che arranca perché nella confusione del momento, non guarda alla prima risorsa: il territorio. Una risorsa, dal quale, è invece impossibile prescindere.

Fortunatamente, sembra che dopo i sognatori e i bimbi illusi, se ne stiano accorgendo tutti.

Andrea Fantucchio