Mille immigrati sono sbarcati stamattina a Salerno. In Irpinia ne arriveranno almeno cento. Ce lo anticipa Vincenzo Petruzziello, segretario provinciale della CGIL di Avellino.
“Dovrebbero arrivare fra oggi e domani. I sindaci irpini sono rimasti muti di fronte all'emergenza. Così la Prefettura ha dovuto muoversi in proprio. Sembra che per questi cento delle soluzioni siano state già individuate. Un agriturismo a Forino, a Monteforte ha riaperto le Privé, ad Avellino sarebbero stati individuati quattro cinque appartamenti. Così come a Manocalzati sembra ci sia un edificio disponibile. Non si tratta comunque di un piano. Al massimo, un palliativo”.
UN SILENZIO PESANTISSIMO
Infatti, come vi abbiamo anticipato in un precedente articolo, l'integrazione ha fallito. Anche a livello locale. Il silenzio dei sindaci ne è la conferma. Lavarsi le mani del problema dimostra la loro impotenza. Il Prefetto è stato costretto a minacciare la requisizione di edifici o la creazione di una tendopoli. Proprio nella città capoluogo.
Ipotesi impercorribile. Immaginiamo la sollevazione popolare che ne verrebbe fuori. A ragione. Non è ghettizzandoli che si risolve l'emergenza.
Nei contesti locali, come quello irpino, una soluzione può venire solo da un'organizzazione che inglobi sindaci, associazioni che operano sul territorio, Prefettura. Senza dimenticare la Chiesa non ha influito adeguatamente. Neppure con gli edifici messi a disposizione.
Serve un'analisi dettagliata di quanti immigrati sono già presenti in ogni comune. Quindi una ripartizione equa. Affiancata ad un'accurata scelta di edifici ritenuti idonei dai controlli. Registro che anche la prefettura si sta impegnando a realizzare. Uno smistamento adeguato e funzionante. Senza anomalie. Basta cooperative che su quegli immigrati ci mangiano, smezzandosi troppo spesso i soldi i politici che assicurano l'appalto.
L'ONDA NON SI FERMERA'
Bisogna inserire questi ragazzi nel tessuto produttivo offrendo loro la possibilità di riscatto. Esempi virtuosi, come vi abbiamo già segnalato, esistono. Anche in Italia. Per esempio Riace, dove gli immigrati, dopo aver ricevuto una formazione adeguata, vengono inseriti nelle produzioni locali infoltendo il tessuto produttivo. E riscattando la loro posizione agli occhi della comunità. Proprio offrendo loro la possibilità di rendersi utili si può infatti abbattere quel muro di diffidenza che negli ultimi mesi è diventato sempre più alto. A causa di un sistema che ha sovraccaricato alcune realtà locali. L'unico dato certo è che quest'onda umana non si fermerà.
Il piano invocato a più riprese da più parti va trovato alla svelta. Pena andare incontro a prove di forze. Come appunto le requisizioni.
E quando gli edifici finiranno. Che si farà allora?
Andrea Fantucchio