L'arcivescovo Andrea Mugione ieri ha salutato i fedeli della Diocesi. Lo ha fatto, come sempre negli ultimi anni, coniugando la profonda fede del Pastore – teologo a quella di uomo che non ha nascosto qualche amarezza e qualche perplessità incontrata durante la sua permanenza a Benevento. “Avverto, ho avvertito e continuerò ad avvertire intorno a me affetto e tanta preghiera: vi porto, vi ho portato e vi porterò nell’intimo del cuore. Certo – ha però rimarcato -, avrei desiderato il contraccambio da parte di tutti. Molti hanno aperto il loro cuore”, lasciando però intendere che altri evidentemente non lo hanno fatto".
“Carissimi, viviamo questo momento di saluto affettuoso per ringraziare, per ricordare. Ma anche come occasione propizia per ripartire e per rinnovare. Confesso sinceramente sentimenti di gratitudine al Signore e a tutti voi per il cammino fatto insieme in questo decennio. Ma vorrei manifestare anche sentimenti per la stima, per la comprensione, per l’affetto, per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato, seguito, collaborato, obbedito in questi anni di servizio pastorale”.
Inevitabile un pensiero per l'arrivo del nuovo vescovo Felice Accrocca. “Auspico che tutti vogliano bene al Vescovo di oggi, Felice, come sono certo che il vescovo vi amerà. Accoglietelo con amore e non solo con trepidazione. Lo dico soprattutto ai miei figli sacerdoti. Non dimenticate mai che siete sacerdoti perché lui è vescovo, non il contrario”.
L'arcivescovo poi si rivolge ai religiosi che lo circondano: “Vi ho amati tutti, figli carissimi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, seminaristi e fedeli laici, ma non ho mai sognato che tutti mi riamassero. In questo sarebbe evidente che non avrei compiuto il mio dovere di padre e di pastore. Per questo vi ringrazio anche per le preoccupazioni, le croci, i problemi e le critiche, spesso anonime e nascoste. Con la Grazia di Dio, la fiducia incondizionata nel Maestro, non mi sono scoraggiato, anzi, ho nutrito quella ferma speranza che anche dalla zizzania può nascere il grano e dal letame i fiori più profumati. Se si è lavorato bene è merito di tutti e non solo del vescovo. Se si è raccolto poco è anche responsabilità di tutti, insieme. Ognuno poteva fare di più e meglio per la Gloria di Dio e per il bene dei fratelli, a partire dal Vescovo, da me! Ho cercato di governare suscitando condivisione, convinzioni, collaborazione, consenso e comunione; convincendo, persuadendo e non prendendo da solo le decisioni. Ci siamo aiutati, apprezzati, qualche volta sopportati e sempre perdonati”.
Ed ha concluso: “Avere il coraggio di pronunciare questa confessione è segno di vera grandezza e nobiltà d’animo, soprattutto in un mondo in cui domina la ricerca di riconoscimento e premi! L’ingratitudine, purtroppo, è una piaga molto diffusa. Impariamo, allora, a dire “grazie” un po’ di più anche perché sono molti i doni che riceviamo da Dio e dagli uomini. E’ ora di lasciare alle spalle le critiche, le opposizioni e le contrapposizioni, le lacerazioni e le beghe di parte sia in campo sociale che ecclesiale”.
Mugione, prima di congedarsi dai fedeli ha chiuso l'omelia con una riflessione tratta da un testo indiamo sulle quattro tappe delle vita: imparare, insegnare, meditare e mendicare. Queste tappe sono tra lo intrecciate”.
Poi una richiesta: “Cari fratelli e sorelle, è giunta per me quest’ultima tappa. Tutte sono state importanti per l’avventura unica che è stata la vita. Quest’ultima è, però, ancora più importante e decisiva per me: vi chiedo di ricordarmi nel Signore, di accompagnarmi con la preghiera e di affidarmi a Maria, nostra Madre, Madre della Grazia, delle grazie e della Misericordia”.
Al.Fa