La città di Avellino è sotto choc per quanto accertato dalle indagini nell’asilo degli orrori di Valle. Eppure quella maestra “con molta esperienza”, come ha evidenziato il Capo della Squadra Mobile della Questura di Avellino, Marcello Castello sembrava una delle migliori, era una delle più richieste a cui affidare l’educazione di quei piccoli allievi. Ora è ai domiciliari per quanto accertato da riprese e intercettazioni. Moglie di un imprenditore, 58 anni, ora è ai domiciliari.
Le intercettazioni ambientali e le riprese video lasciano poco all’immaginazione e restituiscono il quadro drammatico di bambini picchiati e terrorizzati con urla e minacce, punizioni e quelle ore in cui i più vivaci era addirittura costretti a stare al buio e da soli, nella cosiddetta “stanza del telefono”.
E pensare che la donna, nota in città per le sue attività religiose, è catechista presso la parrocchia di San Ciro. “Era una donna di chiesa, spero solo di non incontrarla mai – ha dichiarato una giovane mamma - Ultimamente è tornato pieno di sangue dal naso, mi hanno detto che era stato un bambino.”
Catechista della chiesa San Ciro non avrebbe pronunciato neanche una parola al momento dell’arresto.
A farne le spese piccoli bimbi dai 3 ai 5 anni, costretti a subire violenze chissà da quanto tempo.
Le domande si rincorrono tra madri e genitori sul perché nessuno si sia accorto di niente e se sia possibile davvero che nessuno abbia capito, intuito pensato quanto accadesse in quella classe.
Possibile che nessuno sapesse di quella stanza del telefono?
Possibile che tutti gli altri non sapessero di quei bambini chiusi nella stanza buia per punizione e di quegli strattoni, schiaffi, capelli tirati.
Quei lividi sul corpo, intorno al collo dei bambini avevano fatto scattare l’allarme di mamme e papà. Poi quegli atteggiamenti strani e inispiegabili per dei bambini così piccoli, che improvvisamente erano cambiati, erano diventati nervosi e agitati. Anche nel sonno. Spesso incubi terribili agitavano i sonni di quei piccoli bambini tutti di età compresa tra i tre e cinque anni. Sono scattate le indagini della squadra mobile nel novembre del 2015 grazie alle denunce dei genitori, ben 10 nuclei familiari che hanno permesso di incastrate quella maestra che lavorava nell’asilo di Valle, sezione distaccata del Secondo Circolo Didattico di Via Colombo.
I suoi uomini hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Avellino su richiesta del procuratore Rosario Cantelmo.
I piccoli avevano incubi notturni, episodi di improvvisa incontinenza, cambi di umore ed erano diventati improvvisamente aggressivi. Anche tra loro. Alle domande che gli venivano fatte ognuno di loro rispondeva sempre così: “Non lo posso dire”.
Nelle ipotesi più gravi ad alcuni bambini in ospedale sono state refertate anche lesioni alla nuca ed echimosi al collo, forse dovute alla pressione delle mani sul collo del piccolo. Per un’altra piccola vittima il referto parlava di ferite lacero contuse al collo.
Il suo linguaggio risulta intriso di minacce verbali. I piccoli venivano rinchiusi nell’aula buia ogni qual volta facevano i capricci da lei stessa chiamata “stanza del telefono”. Lì piangevano per molto tempo, ma venivano comunque lasciati soli e la buio.
Le sue espressioni tipiche per zittire i piccoli erano «“ti ammazzo”, oppure “stai zitta”, piuttosto che “devi chiudere la bocca o ti faccio il culetto rosso”».
In più di una occasione sono stati accertati schiaffi, strattoni e tirate di capelli. Poi quel gioco consistente nell’agitare la mano chiedendo al bambino: “quanti ne vuoi di questi?”. Il bimbo rispondeva un numero: era quello il numero di schiaffi che gli venivano impartiti.
Siep