Non doversi procedere per l'intervenuta prescrizione del reato. Lo ha stabilito la Corte di appello, chiamata a pronunciarsi dopo l'annullamento della Cassazione, che dopo le novità legislative sulla modica quantità aveva ordinato nello scorso ottobre di ridurre le pene, per otto delle persone che nel maggio 2009 erano state coinvolte nell'indagine antidroga, denominata Villa comunale, diretta dal sostituto procuratore Marcella Pizzillo e condotta in città dai carabinieri.
La decisione dei giudici di secondo grado riguarda, in particolare, Guido Sparandeo, 41 anni; Alessandro Cioffi, 35 anni; Pietro Mazzone, 47 anni; Giancarlo Troise, 45 anni; Nicola Fallarino, 32 anni; Raffaele Lepore, 49 anni; Salvatore Sabella, 41 anni; Tullio Mucci, 44 anni, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Pierluigi Pugliese, Ettore Marcarelli, Vincenzo Sguera e Federico Paolucci. La sentenza di primo grado risale al giugno 2011, quando erano state inflitte tredici condanne con pene da 1 anno e 8 mesi a 6 anni e 3 mesi poi in gran parte confermate.
La tappa successiva era stato il ricorso alla Suprema Corte, che aveva rinviato gli atti nuovamente alla Corte di appello, perchè diminuisse, come detto, le pene. Ora la parola fine: prescritto il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, contestato per fatti del 2008.
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