Due imprenditori ed un contabile dell'impresa Siciliano. Dovevano essere ascoltati oggi, ma l'impedimento di uno dei quarantotto imputati, colpito dalla scomparsa della madre, ha determinato lo slittamento al 14 luglio del processo denominato Mani sulla città. Epilogo di un'indagine condotta dalla Digos e diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, ereditata in aula dal pm Nicoltta Giammarino. Nel mirino degli inquirenti, appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento, per i quali sono stati chiamati in causa, a vario titolo, ex o attuali amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, imprenditori (e alcune società).
Si tratta di un processo che fino a questo momento è stato soprattutto connotato dal cambio di posizione di alcuni testimoni. Convocati a supporto delle tesi dell'accusa e diventati poi indiziati, su eccezione delle difese, per le dichiarazioni rilasciate quando erano stati ascoltati dalla polizia giudiziaria. Affermazioni alle quali è seguita, una volta indossata la 'nuova veste', la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere. Un problema non di poco conto, che ha di fatto reso inutilizzabili le parole pronunciate mentre l'attività investigativa era in corso. Dichiarazioni su aspetti importanti del quadro disegnato dalla Procura e ora al vaglio del dibattimento.
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