I commercianti di Avellino sono ancora sul piede di guerra per i pesanti disagi che stanno vivendo dopo l'apertura dei tanti cantieri in città. Continua la raccolta firme che punta ad arrivare a quota 1000, coinvolgendo anche i cittadini. “La città è spaccata in due e il traffico è completamente bloccato – esordisce Oreste La Stella, direttore di Confcommercio Avellino – L’impatto dei cantieri sulla città questa volta è stato devastante e gli esercenti sono i primi a pagare dazio in questo momento. L’annunciato provvedimento delle targhe alterne suona addirittura come una beffa per chi ha già visto ridurre sensibilmente la cifra dei propri incassi da gennaio ad oggi.
E allora l’associazione di via De Renzi non arretra nelle critiche all’amministrazione comunale e ribadisce con forza le proprie richieste per non far morire il commercio ad Avellino. “Noi rischiamo davvero nei prossimi mesi che la città si desertifichi e questo significherebbe l’autodistruzione, il masochismo, anche perché stiamo chiedendo – continua La Stella – dei provvedimenti estremamente banali come, ad esempio, l’attraversamento trasversale di via Zigarelli all’altezza del Corso Vittorio Emanuele per un tratto di venti metri che è una cosa decisamente facile da realizzare e nessuno ci venga a dire chissà quale impatto può provocare perché c’è già l’attraversamento di via Matteotti che è ben più consistente dal punto di vista del traffico veicolare”.
La Stella torna poi sul tavolo avviato in Comune ormai venti giorni fa. “Da allora abbiamo registrato tanta disponibilità da parte delle istituzioni nell’ascoltarci ma poi, di soluzioni concrete, neanche l’ombra”. Manca un piano traffico, manca un piano parcheggi ma l’incognita più grande è legata a Piazza Libertà e al cantiere del tunnel. “Se Piazza Libertà viene realizzata secondo il progetto in corso e il tunnel non funziona come è stato ipotizzato, noi il prossimo 1 dicembre saremo nelle stesse condizioni in cui siamo oggi e cioè con una città spaccata, totalmente divisa in due, tra piazza Garibaldi e quartieri come Rione Mazzini e San Tommaso. E’ una cosa folle, significa distruggere anche urbanisticamente una città”. La richiesta più pressante però è quella di una detassazione per gli esercenti, ormai stretti tra le maglie di una crisi profonda. “E’ una richiesta – riteniamo - assolutamente legittima e non certo di parte per applicare una norma dello Stato che prevede la detassazione di tutte le imposte comunali per le attività imprenditoriali che gravitano intorno all’apertura di cantieri e la cui durata è superiore ai sei mesi”.