Sembrava pronta a mettersi alle spalle otto anni di recessione, l'economia del Sannio, ampliando e aprendo i propri settori di punta alla conquista dei mercati internazionali. Ciò prima del 15 ottobre del 2015, quando l'alluvione ha causato un vero e proprio black out e un arresto forzato dei processi di crescita. Una batosta i cui effetti macroeconomici, al di là di stime e dei danni autocertificati, non erano stati ancora nel dettaglio analizzati. A colmare l'handicap interviene l'ultimo rapporto sulle economie regionali della Banca d'Italia, che nel suo annuale dossier, dedica un approfondimento al disastro del beneventano che, seppur in maniera contenuta, ha avuto un'incidenza sugli indicatori della Campania, specie per ciò che concerne gli scambi con l'estero.
La spesa dei turisti stranieri si è ridotta di un quarto dice il report di Bankitalia. Rispetto al quarto trimestre del 2014, nel post alluvione le vendite destinate ai mercati esteri si sono contratte del 6,9%. in particolare l'industria dell'agroalimentare ha ridotto le vendite all'estero della metà – 4,3% - rispetto al dato di dodici mesi prima, a picco i prodotti dell'agricoltura – dal 23,1% al -13,8% - che hanno pagato con effetti diretti e immediati i danni subìti dalle coltivazioni a causa del maltempo.
A dispetto della marginale incidenza sul totale dell'attività economica campana, circoscrivendo l'analisi al territorio beneventano, gli effetti dell'alluvione vengono meglio compresi se si tiene conto del carattere strategico dell'agricoltura, che impiega in questa area della regione quasi un lavoratore su cinque del primo settore. Un sesto dei 90mila ettari di terreno coltivati ha riportato danni, la metà di questo adibita a vigneti, con 1200 ettari completamente distrutti.
Una vera e propria calamità economica, originata a sua volta da quella naturale, se si pensa che nei primi nove mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, le esportazioni erano in crescita del 18,7%. Altro interessante raffronto che si legge nel documento, riguarda le ore autorizzate di cassa integrazione: -54,9% nei primi tre trimestri del 2015, +10,4% nell'ultimo.
a cura di Andrea Caruso