di Luciano Trapanese
In Campania un suicida su tre ha più di 70 anni. L'ottanta per cento sono uomini, e spesso a ucciderli è la solitudine. Una situazione che rischia di aggravarsi per la crisi: i giovani partono, gli anziani restano sempre più soli. E soprattutto nelle zone Appenniniche della regione, in paesi sempre più spopolati, dove la solitudine non è solo una questione personale, un fatto privato, ma travolge drammaticamente intere comunità.
Il disagio psichiatrico non è rilevante in questi dati. Contano i fattori di natura demografica, sociale ed economica. Fattori che poi interagiscono con la sfera privata degli individui. L'ultimo caso a Napoli, poche ore fa. E solo per fortuna non è finito in tragedia. O meglio, solo grazie al tempestivo intervento di una pattuglia della polizia. Un anziano è stato salvato mentre stava per lanciarsi da un cavalcavia. Agli investigatori ha raccontato: «Non ho più nessuna ragione per vivere, sono solo. I miei figli sono andati via per cercare lavoro lontano».
Una frase che dice tutto. Anche più di una complessa analisi sociologica. Fotografa un dramma, e soprattutto evidenzia un dato che rischia di peggiorare drasticamente già nei prossimi anni.
Siamo così concentrati (ed è giusto così) sul futuro dei giovani, da dimenticare però che anche gli anziani – o chi si appresta a diventarlo -, ha un futuro davanti. Una aspettativa di vita che non può essere segnata esclusivamente dalla solitudine.
Negli ultimi decenni il numero degli abitanti dei comuni interni si è ridotto mediamente del 30 per cento. Con punte che arrivano al quaranta. Sono decine i paesi con poche centinaia di abitanti. Tra trent'anni molti di questi centri saranno disabitati. E gli anni che precederanno la desertificazione potrebbero essere devastanti, proprio per quegli anziani che restano soli. Con la conseguente esplosione del numero dei suicidi.
Del resto basta fare un raffronto con i dati sull'emigrazione. Ogni anno dalla Campania partono 10mila giovani. La natalità è ai minimi storici. L'età anagrafica della popolazione residente sale in modo evidente. E non solo. C'è anche un aspetto economico rilevante.
Gli anziani hanno sostenuto a lungo figli che oggi hanno tra i 50 e i 60 anni. E che – soprattutto in zone come l'Irpinia – dopo gli anni del dopo terremoto hanno spesso vissuto collezionando lavori precari. Il vero dramma è proprio per loro, per questa generazione di mezzo. Hanno perso e stanno per perdere i genitori (e quindi anche un fonte economica), e i figli sono partiti in cerca di fortuna. Resteranno soli, con pensioni miserabili e in paesi vuoti.
Ma di loro nessuno parla. Nè le istituzioni locali, tantomeno quelle nazionali. Fantasmi, destinati a evaporare nel nulla, in silenzio.
Eppure basta mettere insieme qualche dato. Cercare tra certificati di residenza, dichiarazione dei redditi, stati di famiglia. Incrociare tutto e avere il quadro. Parliamo di decine di migliaia di persone. E limitandoci al Sannio, l'Irpinia e il Cilento. Per loro il futuro prossimo rischia di essere un enorme buco nero. Non avranno neppure l'effimero sostegno di qualcuno che elargisce dosi confortanti di promesse. Per loro neppure quelle. Semplicemente non esistono.