Prima gli infermieri e gli amministrativi. Poi i dirigenti che non hanno vigilati. L'Asl di Avellino licenzia i furbetti del cartellino. E lo fa senza preavviso. Sette dipendenti tra infermieri e impiegati amministrativi, finiti nell'inchiesta "Budge malati, sono stati cacciati dall'azienda e da oggi non sono rientrati al lavoro. Per loro scattata la misura più severa prevista dalle norme che puniscono i cosiddetti dipendenti infedeli.
Non ha fatto sconti il manager Mario Ferrante, che spiegato nella conferenza stampa. “E' un atto dovuto, ma siamo solo all'inizio”. Ora saranno colpiti i livelli più alti, ossia i direttori di struttura che non hanno vigilato sul comportamento dei lavoratori. Si avranno nella prima decade di luglio, mentre la commissione sta continuando a valutare le altre posizioni. In tutto erano 21 i dipendenti furbetti incastrati da video inequivocabili che hanno dimostrato cosa accadesse in quegli uffici. L'inchiesta della Procura di Avellino, che portò alla denuncia di ventuno dipendenti dell'Asl, non è ancora conclusa.
Ferrante ha smentito anche la circostanza che i provvedimenti di licenziamento siano da mettere in relazione con le imminenti nomine nella sanità campana che dovrà adottare il governatore De Luca. “Ma i licenziamenti saranno contestati”, ha preannunciato l'avvocato Giacomo Dello Russo che difende tre dei dipendenti licenziati. “L'indagine della magistratura ordinaria è ancora provvisoria - spiega l'Avvocato -. Non è conclusa. Eppure sono stati adottati provvedimenti drastici. Una situazione tutta da valutare. Troppe anomalie e dispartià nei trattamenti».
Siep