Un concorso perso. Lo spettro di una valutazione pregiudicata da un possibile caso di discriminazione. E poi l'indignazione, la rabbia, il dolore di sentirsi diversa per quella emiparesi facciale. Questa è la storia di Maria Erminia Maglio, docente irpina in lotta per realizzare il suo sogno. Quello di diventare docente di ruolo.
Discriminata dal preside" per un'emiparesi al volto e "invitata a rinunciare a un incarico a scuola" per colpa del suo aspetto fisico. È la denuncia dell'insegnante precaria che ha lavorato come supplente in un istituto agrario di Brescia. Un caso arrivato sul tavolo del ministro Stefania Giannini, sul quale sono già partite le verifiche della Direzione scolastica regionale per fare chiarezza. Un caso sul quale anche due parlamentari hanno invocato chiarezza.
Maria Erminia Maglio, è un'agronoma ed è originaria di Avellino: 32 anni, laurea con lode alle spalle, abilitazione all'insegnamento. E un disturbo che, dalla nascita le segna il volto: una palpebra è semichiusa (si chiama ptosi) e i muscoli del suo viso non funzionano come dovrebbero. Motivo per cui il dirigente dell'istituto agrario Pastori secondo Erminia le avrebbe "consigliato di rinunciare alla supplenza" quando si è presentata nella scuola per prendere servizio, per poi "pretendere una visita medica che ha imposto delle limitazioni all'insegnamento".
Ma alle volte il destino come si dice è beffardo. Lei si è ritrovata proprio quel dirigente scolastico come presidente di commissione quando in primavera ha deciso di presentarsi in Piemonte al concorsone nazionale della scuola per i docenti. Maria Erminia non ha superato gli scritti. Da qui, la decisione di rivolgersi al ministro.
Ora chiede pubblicamente di poter rifare il concorso. Lo ha fatto anche ieri sera alla trasmissione Estate in diretta su Rai Uno.
Nei prossimi giorni il direttore della Lombardia incontrerà personalmente Belluzzo per ascoltare la sua versione dei fatti e andare a fondo. E nel frattempo, il preside del tecnico bresciano pubblica una lettera aperta sul sito della scuola in cui, con toni pacati, invita tutti alla tranquillità: "Le accuse che vengono mosse sono molto gravi - scrive - denunciano comportamenti che non sono accettabili in una scuola democratica. È giusto quindi che l'amministrazione verifichi la fondatezza di quanto denunciato e dia risposte". Racconta di affrontare questo momento con serenità, "convinto della correttezza dei miei comportamenti, dell'operato della scuola e dei commissari".
Simonetta Ieppariello