Avellino

TRADUZIONE:

Mi rendo conto infatti che coloro che preferiscono l’ingiustizia e considerano massimo bene approfittare di qualcuna delle cose altrui, vivono nelle stesse condizioni degli animali accalappiati, e in primo momento godono delle cose che hanno preso, ma subito dopo si trovano in mezzo ai mali più gravi; coloro che invece vivono con pietà e giustizia, passano sicuri la vita al presente e nutrono più dolci speranze per il futuro. Se anche questo non suole avvenire così in ogni caso, certamente però si verifica molto spesso. E’ necessario perciò che le persone sagge, dal momento che non ci rendiamo conto di ciò che ci potrà sempre giovare, mostrino di scegliere ciò che spesso è utile. Ma più superficialmente di tutti si comportano quelli che pensano che la giustizia sia abitudine più bella e cara agli dèi dell’ingiustizia, però pensano che quelli che la praticano vivranno peggio di coloro che hanno preferito l’ingiustizia. Vorrei che, come è agevole lodare la virtù, così fosse facile convincere gli quelli che ascoltano a viverla; ora invece temo di fare tali discorsi inutilmente. Già da molto tempo infatti siamo condizionati da uomini che nulla sanno fare se non ingannare, i quali a tal punto hanno poca stima del popolo che, ogni qualvolta vogliono fare guerra a qualcuno, intascando denaro, osano dire che bisogna imitare i nostri progenitori e non tollerare che si sia presi in giro, né che navighino il mare quelli che non vogliono pagarci i contributi.

 

NOTE DI COMMENTO:

Il testo di greco proposto quest’anno agli esami di maturità è tratto dall’orazione di Isocrate “Per La Pace” [34-36]. L’autore è il maggiore rappresentante dell’eloquenza epidittica, ed è vissuto tra il 436 ed il 328 a.C. Il testo appare alquanto impegnativo dal punto di vista morfo-sintattico, soprattutto nella parte conclusiva: in genere il periodare dell’autore è complesso e artificioso, equilibrato in base all’intelligente gradualità con cui distribuisce simmetricamente le subordinate intorno alla principale, mettendole in evidenza con antitesi e collegandole con parallelismi ed assonanze. Il messaggio proveniente da questa orazione è più che mai moderno: l’orazione sulla pace fu pubblicata nel 355 a.C. in un particolare momento di crisi ateniese, rivelando la presa d’atto della fine del sogno imperialistico di Atene e segnando la ricerca di una soluzione per superare la crisi e preparare una pace duratura. Il contenuto è attualissimo e lo si capisce anche dal titolo, dove si parla di vivere secondo giustizia; è sicuramente un invito fortissimo ai politici di tutto il mondo di gestire la cosa pubblica dando sempre testimonianze di scegliere con equilibrio e giustizia a favore della comunità. Attualmente, in questi momenti di sconvolgimenti generali, quando l’uomo sembra di aver perso ogni speranza di un mondo migliore, solo i responsabili della politica mondiale attraverso leggi giuste ed una condotta irreprensibile possono invitare l’uomo ancora a sperare in un futuro diverso. Gli uomini che vogliono fare politica dovrebbero leggere questa e altre orazioni di Isocrate perché l’oratore mirava alla formazione completa dell’uomo destinato alla vita pubblica ponendo le basi per la diffusione nel globo del concetto di humanitas.

 

 

Prof. Enrico Dell’Orfano