Entra nel vivo il secondo filone della maxi inchiesta sull’assenteismo all’ospedale San Leonardo di Salerno. Sotto la lente della Procura della Repubblica c’è un elenco lunghissimo, composto da 766 lavoratori. Secondo il pm Francesco Rotondi, alcuni degli indagati che hanno aggirato le modalità di timbratura del cartellino marcatempo, non hanno commesso solo il reato di truffa ai danni dello Stato. Ad alcuni è stata infatti contestata l’associazione a delinquere (416 del codice penale). Per la Procura, alcuni dipendenti avevano formato dei gruppi uniti dallo stesso obiettivo: coprirsi a vicenda per eludere i controlli. Diciotto in tutto, tredici dei quali formati da persone che erano in servizio negli stessi reparti.
Ma dai racconti degli operatori sanitari coinvolti nell’inchiesta, emerge che le posizioni erano differenziate. C’è chi affidava il proprio badge al collega il tempo necessario a trovare parcheggio, chi per prendere un caffè, e chi invece si assentava per un intero turno di lavoro con la connivenza di chi restava in reparto.
Ora gli indagati chiedono di accedere al Centro elaborazione dati dell’ospedale nella speranza di dimostrare che pur non avendo timbrato personalmente il cartellino, erano comunque al loro posto di lavoro in occasione delle giornate contestate dagli inquirenti. Di sicuro in corsia tutti sapevano, tutti si coprivano a vicenda. Uno scambio che, a quanto pare, era prassi consolidata fino a ieri. Secondo il procuratore Corrado Lembo, dopo i controlli e il clamore mediatico, questa prassi è finita. Tutti sono tornati in riga. Il gioco del badge è sparito e davanti ai marcatempo sono tornate le code per timbrare. E quindi alla fine, a prescindere dal numero di dipendenti che arriverà a processo, un risultato è stato già ottenuto.