Nuovo terremoto negli enti pubblici. Questa volta la Procura della Repubblica chiede il rinvio a giudizio dei cinque indagati fra i vertici della società Cgs, partecipata dell’Asi che si occupa di depurazione. Ecco i nomi finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura: Enza Ambrosone, Roberto Gennarelli, Carmine Casarella, Giulio Belmonte (liquidatore proprio di Cgs mentre era contemporaneamente presidente Asi) e Luigi Palmieri. Le accuse spaziano da assunzioni “particolari”, a evasione fiscale, fino al mancato versamento di contribuiti previdenziali dal 2010 al 2014. I lavoratori, stando all’accusa, lavoravano meno ore ma facevano straordinari pagati come rimborsi spese, una strategia che permetteva di sottrarsi al regime fiscale e ricevere anche conguagli dall’Inps per oltre 212mila euro.
Ma cos’era la Cgs? A che serviva? In passato il nostro direttore ha descritto accuratamente il carrozzone politico che per troppo tempo l’Asi ha rappresentato. Fra i suoi compiti si occupava della depurazione delle acque irpine nei nuclei industriali. Un giro di diversi milioni di euro. Una funzione che l’Asi ha svolto attraverso due partecipate, proprio la CGS (oltre il 93 per cento di azioni detenute dall’Asi) con ottanta dipendenti che si occupava di nove impianti di depurazione, e la Solofra Service Srl (98 per cento di azioni detenute dall’Asi) società nata, “per la Promozione dello sviluppo industriale nell’agglomerato di Solofra”.
Della depurazione delle acque nei nuclei ASI si è occupata anche la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Fiume Sarno. Le acque di Solofra non erano depurate in loco ma trasportate sempre in Irpinia presso altri stabilimenti Asi, con un dispendio decisamente superiore di costi.
Durante l’interrogazione parlamentare (LEGGI L’INTERVENTO DI FOGLIA DA PAG 33 ) fu coinvolto l’allora presidente dell’Asi, Pietro Foglia. Il quale spiegò che le aree di depurazione delle quali si occupava l’ente erano undici: uno nel nucleo industriale di Valle Ufita, nel Comune di Flumeri; due sono ubicati nel nucleo industriale di Nusco, Lioni, Sant’Angelo, nel Comune di Nusco; due sono ubicati nel nucleo industriale di San Mango sul Calore, nel Comune di Luogosano; uno è ubicato nel nucleo industriale di Morra De Sanctis, nel Comune di Morra De Sanctis; uno è ubicato nel nucleo industriale di Conza della Campania, nel Comune di Conza della Campania; uno è ubicato nel Comune di Calitri, al servizio del nucleo industriale di Calitri e Nerico; un altro è ubicato nel nucleo industriale di Calaggio, nel Comune di Lacedonia.
Foglia spiega, “Quando arrivano le acque, innanzi tutto svolgiamo gli esami di laboratorio. Gli 11 impianti di cui vi ho dato notizia sono dotati di laboratori con apparecchiature di elevatissima qualità. Quindi, eseguiamo il primo esame”. Se non rispettavano i parametri e nemmeno gli impianti di depurazione Asi erano in grado di trattarle, “ L’acqua se ne va con l’autobotte perché non siamo in grado di trattarla: farebbe saltare l’impianto.” E il Senatore Iervolino replicava “Questo passaggio è molto importante: dove va a finire quell’acqua?” Risposta di Foglia: “Io non so dove vada a finire.” Poi, durante la stessa interrogazione, Foglia fa riferimento anche ad alcuni impianti specializzati che si troverebbero nel napoletano, dicendo però di non conoscere quali siano.
Una brutta vicenda che di fatto fece pensare che molte di queste acque fossero state sversate direttamente nei fiumi o nei campi intorno, inquinandoli irrimediabilmente. Con le morie di pesci che si verificarono in quel periodo. Un dubbio mai del tutto sopito. Ora quegli fantasmi tornano ad aleggiare riparlandoci di enti che si confermerebbero fabbrica di voti, tradendo il loro compito. A discapito dei cittadini. La palla, adesso, passa a Cantelmo. Si vada fino in fondo.
Andrea Fantucchio