Avellino

Niente più divieto per le bici al corso. E' il sindaco Paolo Foti a dichiararlo a Ottopagine durante l'inaugurazione della funicolare a Mercogliano. Insomma, il provvedimento che aveva fatto gridare allo scandalo, è stato subito scongiurato.

E non poteva essere altrimenti. Meno male, bravo al nostro primo cittadino. L'episodio del piccolo Pedro, il bambino di due anni travolto dalla bici e con il femore fratturato, ha sconvolto tutti. Ed è giusto faccia riflettere. Ma la soluzione passa in primo luogo dal buonsenso. Tutti concordiamo sul fatto che una pista ciclabile sarebbe stata la risposta definitiva. In mancanza di questo percorso, per il quale fra l'altro da anni esiste un progetto che coinvolge il parco del Fenestrelle, la soluzione deve venire in primo luogo dai cittadini. Non si può vietare la bici, ma chi la adopera deve avere rispetto per chi passeggia a piedi. E' ovvio che in ore di punta o quando il corso è pieno, gli adulti su due ruote devono procedere con la bicicletta accanto. Così come una sorveglianza adeguata, impedirebbe ai bambini di sfrecciare a bordo dei loro mezzi, invitandoli a fare piano.

Ma basta divieti assurdi. Nell'immaginario collettivo Avellino è già la città dove, oltre ai cantieri e alle rotonde, vige l'obbligo di non giocare a calcio in villa comunale, spazio che fra l'altro, chiude a giorni alterni per presunte allerte meteo. Quasi abitassimo nel golfo del Messico, con il ciclone di turno sempre pronto a scatenarsi. Anche lì la soluzione è mettere in sicurezza i rami ritenuti pericolosi, se ci sono, ma non chiudere e vietare. Senza giostre è già una gran tristezza, non priviamoci di uno degli spazi più invidiabili di Avellino. Uno dei pochi rimasti.

Ormai, di stranezze urbanistiche, ne abbiamo viste e commentate di tutti i colori: dalle ville del corso, ai cartelli strani a Piazza Libertà, passando per la metro leggera e le fognature che esplodono inaspettatamente. Per invertire il trend, il primo passo è proprio ripartire dalla riconquista degli spazi. E dall'occupazione consapevole degli stessi. Una risultato che, come dicevamo, non si può imporre, ma deve essere guidato. Con la sorveglianza giusta, e la voglia di riempire aree per troppo tempo inutilizzate, si offre alla città la possibilità di rialzarsi. Non sventolando un pugno duro, che in casi come questo, sembra figlio di teste di legno.

Andrea Fantucchio