Benevento

Con quella roba lì, di solito, si esplorano le cavità degli organi interni, dando un'occhiata ai tessuti. Per capire se siano attaccati da lesioni ed effettuare, se necessari, l'asportazione di materiale patologico o un prelievo per le biopsie. Gli inquirenti ritengono invece che quella sorta di endo o laparoscopio che dir si voglia, sequestrato nel maggio dello scorso anno all'interno dell'abitazione di Collarile, che aveva spiegato di averlo ricevuto da Mancini, suo cugino, servisse ad altro. A spiare le offerte senza alterare le buste. Altri tempi rispetto a quelli in cui i sistemi erano più grossolani. Se davvero le cose sono andate così come sono state al momento ricostruite, a quell'attrezzatura, dunque, era stata riservata un'applicazione diversa da quella in campo medico-chirurgico. Potenza della tecnica, che in questo caso avrebbe offerto il passepartout, il sigillo al 'pactum sceleris' ipotizzato. Appalto e lavori in cambio di una presunta tangente.

L'indagine 'deflagrata' all'alba racconta questo, la convinzione di Procura e carabinieri, accolta quasi in toto dal gip Flavio Cusani. Che, se ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza rispetto agli addebiti di corruzione e turbativa d'asta per i lavori del terminal per i bus extraurbani, la riconfigurazione e la messa in rete di piccole piazze al rione Libertà e a San Vito, la riqualificazione del ponte Santa Maria degli Angeli, la costruzione di un ponte didattico ciclopedonale Santa Maria degli Angeli, li ha invece esclusi sia per la realizzazione del ponte Torre della Catena, sia per l'associazione per delinquere prospettata dal Pm nei confronti di Mancini, Collarile, Carapella e Pancione. Non esiste alcun vincolo stabile, scrive il giudice nell'ordinanza. Adottata sulla scorta del presupposto della possibile reiterazione del reato e, per Mancini, anche del pericolo di inquinamento delle prove. Perchè risulta che lui, chiamato in causa come coordinatore dei progetti Piu Europa, abbia “ fatto carriera e sia stato stabilmente assunto come dirigente del Comune”.

Appalti, dunque: materia già finita tempo fa, indipendentemente da 'Mani sulla città', nel mirino delle attenzioni della Squadra mobile e della Dda. Il punto di svolta nell'aprile dello scorso anno, quando erano scattati tre arresti dei carabinieri per usura (ed estorsione). Tra le persone colpite dal provvediimento figurava Fioravante Carapella, tra le presunte vittime Angelo Collarile. Sono le loro dichiarazioni ad 'illuminare' la scena investigativa, a consentire di definire la 'procedura' attraverso la quale le gare sarebbero state pilotate. Parole giudicate credibili, “riscontri oggettivi alle chiamate in correità e in reità aventi una valenza più generale, non specifica sono ad acuni dei contestati reati, ma a tutti”, scrive il dottore Cusani.

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