Benevento

La presunta promessa di una tangente di 150mila euro per il terminal, di cui ne sarebbero stati pagati 100mila; un'altra di 140mila, che sarebbe stata completamente saldata, per la riconfigurazione e la messa in rete di piccole piazze al rione Libertà e a San Vito; una terza di 50mila euro (ne sarebbero stati versati 24mila) per la riqualificazione del ponte Santa Maria degli Angeli e, infine, quella di 124mila euro (ne sarebbero stati sborsati 120mila) per la costruzione del ponte didattico ciclo pedonale Santa Maria degli Angeli.

Sono queste le cifre descritte nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavio Cusani. Soldi e ancora soldi che, sostiene l'accusa, sarebbero stati scuciti, con una precentuale del 7% sull'importo degli interventi, per assicurarsi le gare d'appalto finite nel mirino degli inquirenti. Cifre che spiegano l'entità dei sequestri di beni eseguiti: fino a concorrenza del valore di 430mila euro per Mancini, Collarile e Carapella; poi, in modo decrescente, 314mila euro per Pancione e Mastantuono, 150mila per Pilla, Siciliano e Ciardiello, 124mila euro per D'Addona, 50mila per Parrella.

La tesi accusatoria: Mancini avrebbe individuato nel cugino, Angelo Collarile, peraltro suo debitore, colui che avrebbe svolto il ruolo di intermediario con la promessa di una percentuale. A sua volta Collarile, non conoscendo tutti gli amministratori delle imprese di volta in volta partecipanti alle gare o disposti a farlo, si sarebbe rivolto, caso per caso, ad altre persone per farsi aiutare nella ricerca del contatto giusto. Tra queste vi è innanzitutto Carapella, il suo più stretto amico, e poi imprenditori suoi conoscenti quali Pilla e Pancione, che a loro volta lo mettono in contatto con Siciliano e Ciardiello (Pilla), Mastantuono, Parrella e D'Addona (Pancione).

Tante le conversazioni intercettate, una viene ritenuta fondamentale. Risale al 17 dicembre 2012: in auto ci sono Carapella e Pancione, con il primo che parla di un incontro appena avuto con Mancini. Riferisce le affermazioni che il dirigente avrebbe fatto: parole che “forniscono uno spaccato fedelissimo del pensiero di Mancini” su un determinato appalto, e, “più in generale, sul modus oerandi dallo stesso tenuto nella gestione dei fondi del Comune di Benevento”.

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