Avellino

Un'estate senz'acqua, con tanti comuni irpini che saranno probabilmente costretti ad affrontare grandi disagi legati al rifornimento idrico. Rischieranno in particolar modo tutti i paesi dell'Alta Irpinia. Un fulmine a ciel sereno vorremo poter dire, ma non è così. E non c'era bisogno di indovini con preziose sfere di cristallo. Bastava vedere ciò che è andato in scena intorno alla gestione dell'oro blu, negli ultimi sei mesi.

Ci si è accapigliati, come spesso capita a queste latitudini, per le poltrone. Chi voleva averle, e chi voleva restarci incollato. Intorno alla questione del gestore del nuovo distretto territoriale Irpinia-Sannio si è scatenata una vera battaglia con la consueta dose di fumo negli occhi, colpi bassi, e davvero poca sostanza.

Un parapiglia gigantesco, fra chi voleva andare verso una privatizzazione del servizio di distribuzione, Lello De Stefano e Umberto del Basso de Caro che aprivano a Gesesa, e chi voleva la soluzione in house tutta pubblica, sindaci irpini in primis. Nessuno aveva capito bene cosa stava accadendo. C'è stata tanta strumentalizzazione, si è arrivato ad affermare che si stava vendendo la proprietà dell'acqua. Una baggianata bella e buona. Era il servizio di approvvigionamento, che tutt'al più, stava aprendo ai privati. Una soluzione che, per quanto poteva far storcere il naso a tanti, poi nei fatti aveva infine trovato anche l'assenso degli stessi sindaci, spaventati dai debiti contratti negli anni dall'Alto Calore.

Una situazione oggettivamente disastrosa per un'eccellenza del meridione diventata un carrozzone di voti senza eguali. Un mercificio di consenso che ha permesso a tanti avventurieri della poltrona di ricoprire cariche altrimenti insperate, perfino in senato. Pagando con centoventi milioni di euro di buco. Ma invece di discutere di tutto questo, del servizio migliore da offrire ad oltre centonovanta comuni distribuiti fra Irpinia e Sannio, dell'emergenza idrica della quale si parla da febbraio, degli altri enti carrozzone (vedi Ato, Asi Depurazione e Cgs) che avevano speculato sul servizio, insomma della concretezza, continuavano a volare i panni senza che nulla si muovesse.

Fino all'ultimo salasso a cavallo di aprile e maggio, per eleggere il presidente di Alto Calore. E' andata in scena la solita, stucchevole, fiera della fuffa. Tanto rumore fra gli scafati politici della democrazia cristiana, gli inconsistenti riferimenti del partito democratico locale, e di tutti quelli che lì volevano piazzare i soliti amici degli amici. Alla fine nulla è cambiato, con la rielezione di Lello di Stefano. O meglio, qualcosa di diverso c'era, la necessità di correre ai ripari per l'immobilismo passato..

Con i mesi più caldi dell'estate alle porte, la situazione è drammatica. Tutto è appeso ai fondi della Regione Campania, indispensabili per realizzare parte di quegli interventi che si dovevano programmare almeno sei mesi fa. Quando invece si era tutti concentrati a difendere gli interessi di questo o quel riferimento politico, dimenticandosi dei cittadini che in estate sarebbero rimasti senz'acqua. Ora, purtroppo, quel giorno sembra arrivato.

Andrea Fantucchio