Dissequestrato dal gip Maria Ilaria Romano il cinema San Marco, al quale i sigili erano stati apposti dopo i malori, provocati dal monossido di carbonio, accusati lo scorso 20 gennaio da numerosi studenti che stavano prendendo parte ad un convegno del Festival filosofico del Sannio. La decisione è arrivata dopo la conclusione dell'incidente probatorio chiesto, all'alba dell'indagine avviata dal sostituto procuratore Nicoletta Giammarino, dall'avvocato Dario Vannetiello, legale della proprietaria dell'immobile. Si tratta di una fase procedurale che ha consentito di anticipare l'acquisizione della prova, prima del dibattimento, attraverso una perizia sull'impianto di riscaldamento affidata dal giudice all'ingegnere Giovanni Scrima. Che una ventina di giorni fa ha illustrato le sue conclusioni nel contraddittorio con il Pm, la difesa e gli avvocati Vincenzo Regardi, Roberto Pulcino, Alessandro Della Ratta, Pierluigi Pugliese e Pietro Farina, che rappresentano i ragazzi.
In quella occasione, come si ricorderà, Scrima, mostrando anche una foto, aveva evidenziato che i sigilli del locale caldaia, piazzati durante il sequestro, non erano integri. Aggiungendo di averne chiesto il motivo alla proprietaria dell'immobile, che aveva replicato affermando che erano stati i vigili del fuoco a rimuoverli in occasione del secondo accesso alla struttura. Dalle risposte del perito era emerso che il contatore del gas non era stato sigillato e che all'epoca dei fatti il consumo non era stato annotato. Scrima aveva spiegato che la caldaia, quando era stata accesa, era perfettamente funzionante, ipotizzando che la diffusione del monossido di carbonio nella sala potesse essere avvenuta in due modi: o per la mancata espulsione dalla canna fumaria, ostruita, e la conseguente ricerca di una via di fuga del gas, oppure per l'aspirazione dall'esterno, attraverso una presa d'aria, dovuta a condizioni di vento. L'ingegnere aveva precisato, inoltre, di non aver trovato la necessaria documentazione sul funzionamento della caldaia e sul rapporto di combustione. Un quadro complessivo che si era aggiunto a quello restituito dalla presenza del monossido di carbonio nel sangue degli allievi, certificata dai medici ai quali avevano fatto ricorso per le cure del caso, e nei locali del San Marco, dove i pompieri l'avevano rilevata intorno alle mezzanotte del 20 gennaio, a distanza di oltre sei ore dai malori e nonostante le porte fossero state aperte per consentire l'uscita di quanti avevano partecipato all'appuntamento culturale.
Mal di testa e di stomaco, svenimenti e stordimento: erano stati questi i problemi che avevano colpito i giovani, soprattutto quelli seduti in una determinata zona dell'ex cinema. In tantissimi erano corsi in ospedale molti di loro erano stati ricoverati con segni di intossicazione da monossido di carbonio. L'allarme era scattato nella tarda serata del 20 gennaio, dopo una segnalazione giunta dall'ospedale di Sant'Agata dei Goti, dove era stato trattato uno studente. Di qui gli accertamenti del Nucleo Nbcr (nucleare - biologico - chimico – radiologico) dei pompieri del comando provinciale, che avevano evidenziato la presenza anomala di monossido. Nelle ore successive il San Marco era stato sequestrato e sottoposto ad ulteriori rilievi che avevano interessato l'impianto di riscaldamento e le sue articolazioni. Poi l'iniziativa dell'avvocato Vannetiello di chiedere l'incidente probatorio (gli atti sono stati trasmessi al Pm) e, ora, il dissequestro.
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