Benevento

E' un grido d'aiuto quello che Legambiente della Valfortore lancia per tutelare i beni archeologici rinvenuti nel Comune di Castelvetere in Val Fortore, Localita? Morrone in contrada Pozzacchere, Strada Comunale Pozzo di Rocco.
Con una nota indirizzata alle istituzioni nazionali e locali fa il punto della situazione confermando le precedenti comunicazioni e precisando che «a tutt’oggi nulla ci e? dato sapere sul futuro del sito archeologico di Castelvetere in Val Fortore; che la Soprintendenza Archeologia della Campania ha provveduto ad occupare l’area in questione per un periodo di due mesi, a decorrere dal 26 aprile 2016, “ai fini della tutela archeologica e dell’eventuale valorizzazione del sito”; che durante i due mesi di occupazione del terreno suddetto, le “attivita? di rilievi e sondaggi” funzionali alla ricerca di un “corridoio” per poter attraversare col metanodotto il sito, non sono state condotte dalla Soprintendenza ma da operatori incaricati dalla Snam, costituendo cio? causa di incompatibilita? assoluta con palese violazione del principio di imparzialita? rappresentando un unico soggetto (la Snam) le posizioni di controllore e di controllato; tuttavia durante gli scavi sono emersi ovunque i resti degli edifici, delle abitazioni e/o dei locali dell’insediamento Sannita di vasta estensione (vedi foto), che si propaga anche nel Comune di Tufara in provincia di Campobasso poiche? l’area e? al confine tra Campania e Molise».

Ancora l'associazione prosegue mettendo in evidenza che «non e? possibile che l’unico “corridoio” per il tracciato del metanodotto sia l’attraversamento e la devastazione di un sito di “notevole interesse archeologico”; che e? un'assurdita? permettere la posa di una struttura ad alto rischio come un metanodotto di carattere intercontinentale (dal diametro di 1,2 mt che trasportera? gas ad oltre 75 bar di pressione) prevedendo l'attraversamento nel bel mezzo di un eccezionale sito archeologico Sannita; che ancora una volta ribadiamo che, l’attraversamento del sito con il metanodotto e? palesemente inconciliabile con una seria azione di salvaguardia e tutela dei beni archeologici in questione, sia perche? con i connessi inevitabili ed inestimabili danni ne comprometterebbe la loro conservazione, sia perche? l’elevato grado di pericolosita? dell’opera (che richiede una fascia di sicurezza/servitu? di 40 mt) azzererebbe del tutto il diritto garantito per Legge della fruizione del sito e dunque il suo godimento pubblico, oltre che la possibilita? di accesso da parte di studiosi per eventuali ricerche future di approfondimento».


E conclude «Tutto cio? premesso e considerato, facciamo presente con risolutezza e chiediamo con fermezza che e? assolutamente necessario e indispensabile spostare il tracciato del metanodotto al di fuori dal sito archeologico, ossia prevedendo una modestissima variante consistente in una semplice deviazione a valle del percorso del metanodotto rispetto al sito: Strada comunale San Martino, bypassando l’area archeologica e poi risalendo verso strada comunale Pianella, ricongiungendosi cosi? alla linea gia? realizzata (vedi nuovo tracciato metanodotto). Il nuovo percorso proposto presenta caratteristiche simili se non addirittura migliori degli attraversamenti effettuati dal metanodotto Snam nella zona del Fortore e non arrecherebbe una cosi? vasta devastazione archeologica: un danno irreparabile e inestimabile per la Cultura Nazionale.

Tale soluzione e? in linea e rispetta anche quanto impartito dalla Sezione Seconda del Consiglio di Stato con ordinanza del 21.10.2015 n. di affare 393/2015, che riconosce la necessita? del riesame del tracciato del metanodotto della Snam Rete Gas, nel tratto che interessa il sito archeologico: “e? indispensabile garantire la conservazione di tale sito archeologico, [...] prevenendo usi non compatibili con il carattere storico dei beni tutelati oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”. E sempre il Consiglio di Stato evidenzia anche “[...] che l’opera in questione potrebbe essere ugualmente realizzata anche soltanto spostando il tracciato del metanodotto di poco rispetto a quello attuale, evitando cosi? ogni danno all’area archeologica ed alle sue testimonianze” (vedi Ordinanza Consiglio di Stato)».


Non manca poi di evidenziare che «Al momento, pero?, il sito si trova in uno stato di totale abbandono e dunque non e? tutelato, i reperti riportati alla luce sono esposti oramai da molti mesi alle intemperie, al saccheggio, alla devastazione e alle ruberie, in quanto l’area archeologica in questione e? priva di recinzione; pertanto auspichiamo che la Soprintendenza Archeologia della Campania si attivi a tutela del sito in questione, al fine di consentire la possibilita? di condurre eventuali e approfonditi studi futuri, oltre che la valorizzazione di tale area, contribuendo alla realizzazione di una “zona archeologica" come risorsa culturale storico-archeologica per il cuore del Sannio, come richiesto dai cittadini di Castelvetere in Val Fortore, dal Comitato Civico locale, dalla Nostra associazione e dallo stesso Comune.

Parafrasando quanto a chiusura della nota del Ministero dei beni e delle attivita? culturali e del turismo del 23 maggio 2016 prot. n. 371, cui a oggi non c’e? dato sapere se siano state fornite informazioni in merito alla salvaguardia dei beni archeologici in questione: “restiamo in attesa di sollecito riscontro”».

 

Redazione Bn