Avellino

Irridenti e sfrontati in quelle riprese che li hanno immortalati alle cronache nazionali i dipendenti infedeli dell'Asl. Oggi licenziati, piuttosto che sospesi, nell'occhio del ciclone delle verifiche e dell'assalto mediatico. Ora la nuova tornata di tagli, licenziamenti e stop agli stipendi. 

L’ufficio per i provvedimenti disciplinari dell’Asl Avellino, nell’ambito dell’inchiesta interna dopo lo scandalo dei furbetti del cartellino, ha comminato nuove sanzioni a carico di sei dipendenti indagati. Per due dipendenti il licenziamento senza preavviso, per un dipendente la sospensione dal servizio con la privazione della retribuzione per sei mesi, per un dipendente la sospensione dal servizio con la privazione della retribuzione per 5 mesi, per un dipendente la sospensione dal servizio con la privazione della retribuzione per il periodo di quattro mesi e per un dipendente la sospensione dal servizio con la privazione della retribuzione per il periodo di tre mesi. Nuovi licenziamenti in vista per i dipendenti Asl, travolti dall'indagine sui furbetti del cartellino. Dopo i primi sette licenziamenti senza preavviso, emessi dal commissario Ferrante lo scorso 20 giugno, dunque nuovi provvedimenti. Questa volta a tremare sono i quattro dirigenti sui quali pesa l'accusa di non aver vigilato sulle condotte illecite dei dipendenti. Ora restano al vaglio della commissione altre otto posizioni. Decisioni ed eventuali provvedimenti che saranno adottate entro, e non oltre il 12 luglio. Lo assicura il manager Ferrante che commenta così: "Spiace ma ogni scelta e decisione andava adottata per legge". L'Asl di Avellino, dunque, licenzia i furbetti del cartellino. E lo fa senza preavviso. Sette dipendenti tra infermieri e impiegati amministrativi, finiti nell'inchiesta "Budge malati, sono stati cacciati dall'azienda già lo scorso venti giugno. Oggi altri due. Per loro  scattata la misura più severa prevista dalle norme che puniscono i cosiddetti "furbetti del cartellino".

Ha usato il pugno duro il manager Mario Ferrante, che ha annunciato l'adozione dei drastici provvedimenti nel corso di una conferenza stampa. “E' un atto dovuto, ma siamo solo all'inizio”, ha spiegato Ferrante, il quale ha confermato che ora saranno colpiti i livelli più alti, ossia i direttori di struttura che non hanno vigilato sul comportamento dei dipendenti “infedeli”. E così è stato. Ieri sotto il colpi di scure delle verifiche della commissione interna sono finiti proprio quei manager che non avrebbero controllato e, quindi, consentito. 

Non c'entra la nuova legge sui licenziamenti lampo entro 48 ore per i fannulloni, che andrà a vigore a breve nella pubblica amministrazione. E', invece, l'epilogo – ha chiarito il manager dell'Asl avellinese - degli accertamenti compiuti dalla commissione disciplinare interna dell'azienda all'indomani del blitz della Mobile che scoprì due mesi fa i furbetti del cartellino.

Fece scalpore l'atteggiamento di un dipendente che mostrò il dito medio alla telecamera nascosta piazzata dagli inquirenti all'ingresso degli uffici.
L'inchiesta della Procura di Avellino, che portò alla denuncia di ventuno dipendenti dell'Asl, non è ancora conclusa.

“Ma i licenziamenti saranno contestati”, ha preannunciato l'avvocato Giacomo Dello Russo che difende tre dei dipendenti licenziati. “Assurdo che si arrivi ad un provvedimento così drastico – spiega il legale – quando l'indagine della magistratura ordinaria è ancora provvisoria. Ci sono tutta una serie di aspetti da chiarire”.
L'accusa, per tutti gli indagati, è quella di truffa ai danni dello Stato.
Ulteriori provvedimenti sono stati annunciati dal commissario Ferrante entro il prossimo 12 luglio nei confronti degli altri dipendenti coinvolti nell'inchiesta: si tratta di quattro dirigenti amministrativi, nei cui confronti pende l'accusa di non aver vigilato, due medici specialisti, impiegati amministrativi, coadiutori, operatori tecnici, ausiliari che nell'arco dell'ultimo anno, da quando nel 2015 cominciarono le indagini della Squadra Mobile di Avellino, si assentavano normalmente dal lavoro anche per molte ore nell'arco della stessa giornata, dopo aver timbrato il budge o affidandolo a colleghi a cui successivamente avrebbero ricambiato il favore.

"Un comportamento consolidato - aveva commentato il procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo - sprezzante delle regole e di ogni possibile controllo". Infatti, benchè fossero a conoscenza delle indagini in corso, i dipendenti infedeli si mostravano irridenti e sfrontati alla telecamera collocata all'interno della sede della Asl (altre due erano state posizionate all'esterno), che hanno ripreso chi salutava in segno di sfida e anche chi, sventolando il badge all'apparecchio di ripresa, mostrava il
 dito medio.



Simonetta Ieppariello