«La vera emergenza di Avellino sono le periferie, il loro stato di abbandono e la mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione comunale per interi quartieri che non sono collocati nel centro cittadino. A questa condizione di diseguaglianza bisogna dare immediatamente delle risposte. Spero che il nuovo anno veda un’azione politica volta al riammagliamento del tessuto sociale senza escludere zone come Sa Tommaso, Rione Mazzini, Borgo Ferrovia, Pianodardine, Picarelli, Rione Parco, Contrada Quattrograne, piuttosto che Contrada Chiaire e Contrada Bagnoli. E’ necessario recuperare il principio e l’essenza di comunità». Il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Alberto Bilotta, comincia il 2015 riprendendo la sua battaglia per l’inclusione e contro l’emarginazione delle periferie. E parte da un dato di fatto: l’insieme dei residenti di tutte queste zone è una fetta assolutamente importante dell’intera popolazione del capoluogo irpino. Dunque, l’Udc riparte dalle periferie... «Il principio generale che sin dall’inizio ha orientato la nostra azione in consiglio comunale è proprio il recupero dell’idea di comunità. E’ questo il nostro punto cardine, la caratteristica di fondo che mi ha animato in questa prima fase della consiliatura e che ci anima come partito. Ecco qual è la nostra visione strategica di città». Siete protesi verso un ideale di eguaglianza e miglioramento della qualità della vita: ma qual è il vostro obiettivo finale? «In realtà vorremmo raggiungere un traguardo ben preciso e cioè far sì che tutti questi nuclei abitati siano essi stessi piccoli centri attivi e non dei dormitori. Per questo, però, è necessario che abbiano la stessa vivibilità del centro città, la stessa qualità dei servizi e siano autonomi sotto diversi profili. Avellino si presta benissimo a questa nostra visione. Non è grande e le distanze da un punto all’altro della città sono ravvicinate». Di recente ha presentato una mozione in consiglio che andava in questa direzione: aprire degli sportelli comunali nei quartieri per dare informazioni e qualche servizio anagrafico ai residenti. Ma la sua proposta è stata bocciata dalla maggioranza... «Proprio così. Evidentemente non è stata capita né è stato compreso lo spirito che l’animava e il suo scopo. Mi è stato risposto che gli uffici decentrati del Comune tempo fa erano stati chiusi perché costavano troppo e non erano gestibili. Però, poi, l’assessore al Patrimonio Guido D’Avanzo ci ha anticipato che è intenzione dell’amministrazione allestire dei presidi dei vigili urbani nei quartieri. Un progetto che contraddice, quindi, la mancata ricezione della mia proposta. Se ci sono i fondi per spostare qualche agente di polizia municipale nelle periferie non vedo perché non si possano organizzare degli sportelli che diano informazioni, registrino lamentele e siano un avamposto del Comune per la manutenzione e altri piccoli servizi. Magari spostando un impiegato qualche ora la mattina per due o tre volte a settimana. Non mi pare di aver chiesto la fine del mondo. Oltre al fatto che questa esigenza proviene dagli stessi cittadini. Con un piccolo sforzo l’amministrazione potrebbe farsi sentire realmente più vicina ai residenti di questi quartieri...». Come si spiega questa chiusura? «In verità non ho capito fino in fondo le ragioni del diniego. La mozione presentata in assise, del resto, andava nella direzione delle dichiarazioni programmatiche di Paolo Foti. All’atto dell’insediamento, infatti, il sindaco ha ribadito ciò che ha spiattellato ai quattro venti in campagna elettorale: un piano per delocalizzare alcune funzioni della pubblica amministrazione volto a decongestionare il centro città. Allora per i vigili sì e per un punto informativo no? Cerchiamo di fare le persone serie e non andiamo in periferia solo a chiedere voti. E’ giunto il momento di occuparsi concretamente di questo problema e di tutti i disagi collegati». Il 14 novembre la riunione del comitato cittadino dell’Udc ha dato vita a dei gruppi di lavoro tematici che avrebbero dovuto elaborare proposte concrete per aiutare Avellino: a che punto siete? «Da quel giorno ci siamo incontrati tutte le settimane per confrontarci e immaginare dei contributi studiati per la città. Tra le questioni emerse ci sono proprio alcune situazioni che riguardano le periferie: l’inquinamento a Borgo Ferrovia e Pianodardine, gli alloggi popolari a Picarelli, lo stato di degrado degli assi di collegamento ad alcuni quartieri, così come lo spopolamento delle scuole di queste aree del capoluogo. I problemi sono questi, quelli di sempre. E sono conosciuti da tutti ma nessuno li affronta in maniera convinta e decisa. La nostra riflessione, comunque, continuerà anche nei prossimi giorni per poi proporre una soluzione praticabile». Oltre agli sportelli decentrati, in base allo Sblocca Italia, ha chiesto di ridurne l’esborso o esentare dal pagamento delle tasse quei cittadini che si occupano della manutenzione dei beni comuni. Anche in questo caso lo scopo è recuperare il senso di comunità? «Certamente, si tratta di un’altra leva, non casuale, per ricreare un tessuto sociale unitario e puntare alla valorizzazione delle strutture o degli spazi a verde pubblico esistenti. E su queste prospettive continueremo a battere, soprattutto perché sono richieste che vengono dalla gente per rispondere ad una loro precisa esigenza. Avellino non ha bisogno di grandi idee o grandi progetti ma di persone con le idee chiare che abbiano a cuore le sorti della città, comprese le periferie». Cosa pensa dei cantieri bloccati o che procedono comunque con una certa lentezza? «E’ fuor di dubbio che ci sono opere importanti che vanno completate al più presto senza perdere altro tempo prezioso. Ma non sono questi gli interventi che danno direttamente al cittadino una migliore qualità della vita. Mentre avviare un processo virtuoso volto al benessere dovrebbe essere un impegno assillante da attuare all’interno dell’intera comunità, soprattutto per i giovani e le generazioni che verranno. Una volta chi andava via da Avellino come dall’Irpinia lo faceva nella speranza di poterci ritornare. Ora chi decide di cercare la sua strada altrove parte già convinto di non voler tornare più. Credo sia indispensabile dare un’identità precisa a questa città. Gli avellinesi devono essere orgogliosi di esserlo, così come di abitare nel loro quartiere». Come si realizza questa visione strategica di comunità? «Dobbiamo essere tanti piccoli centri uniti gli uni agli altri e ridurre queste barriere convenzionali che ci hanno portato a diventare tanti pezzi scollegati. Io sono di Borgo Ferrovia, ed è brutto sentir dire da molti ragazzi: questa sera andiamo ad Avellino... Noi ad Avellino ci siamo già ma le amministrazioni che si sono succedute questo legame ideale e concreto non lo hanno saputo costruire. Per questo chi abita nei quartieri periferici si sente quasi un estraneo nel centro città. E’ assurdo. Allora diamo a tutti i cittadini del capoluogo pari dignità, gli stessi servizi e un’unica prospettiva di sviluppo socio-economico anche coinvolgendoli ina una gestione partecipata della cosa pubblica. CSolo così si potrà recuperare a pieno il vero senso di comunità».
«Periferie, è questa la grande emergenza»
L'intervista al capogruppo consiliare Alberto Bilotta
Redazione Ottopagine