Otto anni. E' la pena - più alta rispetto a quella (7 anni e 8 mesi) proposta dal pm Francesca Saccone - stabilita dal gup Roberto Melone, con rito abbreviato, per Pompilio Fiore, il 53enne di Montecalvo Irpino arrestato il 25 dicembre del 2015 con l'accusa di aver tentato di uccidere la moglie. Per averla accoltellata, ferendola gravemente. Un gesto non doloso secondo l'avvocato Carlo Mustone, difensore dell'imputato, che aveva chiesto di derubricare l'imputazione di tentato omicidio in quella di lesioni colpose gravi.
L'episodio, che davvero per poco non era sfociato nel dramma, si era verificato il giorno di Natale, quando l'uomo, che già in passato si era reso responsabile di un gesto simile ai danni di un parente, aveva colpito con un coltello da macello la coniuge alla regione lombare sinistra. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti, tutto sarebbe accaduto in un locale adiacente l'abitazione della coppia. Lui, in particolare, avrebbe utilizzato una lama di 17 centimetri contro la donna, nel corso di un litigio che sarebbe scoppiato per la pulizia di un pezzo di carne.
Sanguinante, la poverina era riuscita a chiedere aiuto, telefonicamente, alla figlia, che aveva fatto scattare l'allarme. Soccorsa dal 118, la malcapitata era stata trasportata in ospedale e sottoposta ad un intervento chirurgico per le lesioni subite ad un rene. I medci si erano riservati la prognosi. L'allora 52enne, che nel frattempo si era allontanato dalla casa, era stato successivamente rintracciato dai carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino, intervenuti sul posto. Era in campagna, stava facendo pascolare il suo gregge di pecore. L'avevano arrestato e condotto in carcere, dove si trova attualmente. Comparso dinanzi al gip Flavio Cusani per l'udienza di convalida, Fiore si era avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi la condanna.
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