(L'articolo, realizzato da una giovanissima studentessa, non contiene riferimenti a fatti, persone o luoghi reali)
Tutti i giorni la stessa storia. Stesso posto. Stessa compagnia. Stesso scopo: consumare della cocaina. Non importa chi l'avesse vista e seppure fosse circolata qualche voce dal preside, il provvedimento sarebbe stato la solita espulsione e ciò non la spaventa. Lei è abituata alle espulsioni.
La cocaina la fa sentire onnipotente, capace di affrontare il mondo intero e sicura di sé stessa.
Insomma, tutte qualità che non avrebbe avuto se non fosse sotto effetto di stupefacenti.
Ebbene sì, lei ha un carattere fragile. Forse fin troppo.
Le si legge in faccia, lontano un miglio, il suo disagio nello stare in mezzo alla gente. Probabilmente è dovuto alla disgregazione familiare o alla morte di un caro amico, chissà.
Una cosa è certa: nessun luogo le dona sicurezza come il bagno della scuola. Lì, difatti, avviene il consumo collettivo. Non è sola. Con lei anche ragazzi di altre classi.
Ormai, quello di assumere dosi di cocaina nel bagno dell'istituto, è diventato una sorta di rito e, non a caso, lei puntualmente vi si reca ogni mattina. Sempre alle 10 e15, orario di pausa.
Tutto come sempre: si alza dalla sedia, chiede il permesso di uscire al professore, apre la porta, percorre il lungo corridoio e arriva a destinazione. Qui, si inginocchia sul pavimento aspettando che arrivino gli altri studenti con la roba da sniffare e le cartine. Dopodiché, i pusher tanto attesi varcano la soglia del bagno per dare inizio ad una mezz'ora di sballo.
L'eccitazione comincia già nel momento in cui la cocaina, tagliata con altre sostanze, viene avvolta dalla cartina. Di lì a poco, cambia tutto. Si sente onnipotente. Ma dura poco.
Passata la mezz'ora, lei fa ritorno in classe. Ha un'aria strana. Talmente strana da far venire i brividi. L'aspetto non è da meno: occhi gonfi e rossi, mani tremanti e sguardo assente. Fa quasi paura.
Le ore successive di lezioni, le trascorre guardando un punto fisso avanti a sé. Nessuno riesce a staccarla da qual punto fisso, nemmeno le continue sollecitazioni del docente.
Ogni volta, è come se uscisse dal mondo e sono sicura che è questo che lei vuole realmente. Ha voglia di divagare con la mente. Ha voglia di cercare altrove quella felicità che le persone a accanto lei non le hanno saputo dare. E' evidente.
Ed evidente è anche la fortezza che si è costruita intorno. Una fortezza dove ci sono soltanto lei e la cocaina. Una fortezza che con il senno di poi si rivela un castello di sabbia.
Tuttavia, studiare le piace. La sua materia preferita è la storia dell'arte e ritengo che se si fosse cimentata in un qualsiasi campo artistico, anziché affogare i propri dispiaceri nella droga, a quest'ora sarebbe fiera di sé stessa.
Più volte le chiedo il perché di questo sbandamento. Mi risponde subito: «E' la mia migliore amica. La cocaina mi fa star bene».
di Mariagrazia Mancuso
(del gruppo di studentesse dell'alternanza scuola lavoro)