Avellino

Le condanne sono state troppo miti, le ipotesi di reato non riconosciute in pieno dal tribunale di Avellino. E allora la Procura della Repubblica ha deciso di impugnare la sentenza del processo welfare. Troppe assoluzioni nel verdetto di primo grado che ha chiuso il 31 marzo scorso lo scandalo dell'ospedale Moscati dove secondo l'accusa interventi di chirurgia estetica venivano fatti passare per operazioni su neoplasie inesistenti, ma la Procura chiede anche pene più adeguate e severe nei confronti dei due principali indagati condannati a sei anni di carcere per abuso e falso: l'ex primario di chirurgia Francesco Caracciolo e il senologo Carlo Iannace, consigliere regionale poi sospeso per gli effetti della Severino proprio alla luce di questo caso giudiziario.

Il procuratore Rosario Cantelmo e i suoi collaboratori, i pm Roberto Patscot e Teresa Venezia, dopo aver letto le motivazioni della sentenza hanno deciso di avanzare ricorso. Per i magistrati inquirenti la truffa ai danni della regione e del servizio sanitario nazionale è stata consumata e non soltanto tentata come riconosciuto dal collegio giudicante: per questo a Caracciolo e Iannace andrebbe comminata una condanna più pesante, mentre vanno puniti – a giudizio della Procura - anche quanti hanno beneficiato di falsi ricoveri e interventi truffa come gli infermieri e il caposala che in primo grado l'hanno scampata tra prescrizione e assoluzioni. Ma in appello hanno presentato ricorso anche i difensori degli imputati, come conferma l'avvocato Benedetto De Maio, perché la sentenza penale rischia di avere conseguenze pesanti sul piano finanziario e amministrativo per gli imputati nei cui confronti sono stati già effettuati sequestri di beni per le responsabilità contabili in via di accertamento da parte della Corte dei Conti. 

pi.mel.