Il timore che la stagione del Gesualdo non veda la luce è sempre più concreta. Manca ancora la stipula del contratto con il Teatro Pubblico Campano. Questo significa che il pacchetto di artisti nazionali ed internazionali potrebbe saltare.
Ovviamente, dopo le dimissioni di Luca Cipriano, e l'esplosione del caso intorno al buco registrato nei conti del Massimo, tutto si è fermato. E non è detto che ripartirà in tempi brevi. Anche perché c'è tutta la questione bilancio che tiene banco al comune di Avellino. Oggi è previsto il voto relativo all'approvazione.
E' probabile che tutto slitti a venerdì o sabato in seconda convocazione. Poi, se l'esperienza Foti sarà confermata, bisognerà vedere come affrontare anche la questione relativa al Gesualdo. A partire dalla presidenza. Il dopo commissario straordinario è infatti tutto un rebus.
In primo luogo, il comune di Avellino non vuole spendere su quel nome, se fosse gratis meglio ancora. Ma nessuno vuole sobbarcarsi quest'onere dopo le vicende degli ultimi tempi, e non possiamo dar loro torto: accettare quel posto gratis, con questi chiari di luna, significa essere martiri o sciocchi. La pensa evidentemente così anche il direttore del Corriere dell'Irpinia, Gianni Festa, che ha declinato l'offerta.
Non sappiamo cosa ne pensi invece Antonia De Mita, l'altra ipotesi uscita fuori a più riprese che ha già messo in moto numerose polemiche. Nonostante sulla sua candidatura non siano arrivate conferme ufficiali (né smentite)
Ciò che resta, al momento, è come detto l'incertezza per un palinsesto tutto da definire. Non muoversi e continuare ad attendere, significa rischiare di privare Avellino di uno dei suoi fiori all'occhiello.
Detto questo, ci sentiamo comunque di aprire una riflessione doverosa sul futuro dell'istituzione. La gestione di Luca Cipriano, dal punto di vista dei nomi degli artisti coinvolti, è stata ineccepibile sotto il profilo della qualità. Però si è dimostrata anche troppo vincolata proprio dal patto col Teatro della Campania. Insomma, sono loro a decidere il tour e le date degli artisti. Nulla di male, se questo permette di risparmiare sui grandi nomi, ma il Massimo per la sua importanza, non può rappresentare solo una passerella per le scelte di altri.
Deve invece dotarsi di una propria offerta forte, da alternare a quella del Teatro della Campania, valorizzando i talenti locali, e dando il là anche ad una attività di talent scouting. Creando eventi che diventino riferimento unico in regione e non solo. Insomma, comportandosi come ci si aspetta da quello che è considerato uno dei teatri più importanti della Regione.
Non possiamo accontentarci di essere una periferia culturale. E dipendere dai soldi degli altri, sennò fare il manager non sarebbe così difficile dopotutto.
Questo però è un discorso successivo alla definizione del futuro dell'ente che ad oggi, come detto, resta assolutamente tutto da sciogliere.
Andrea Fantucchio