Napoli

Uno smartphone può essere letale. Soprattutto a Napoli. E soprattutto se ne avete uno nuovo e lo mettete in bella mostra nel posto sbagliato al momento sbagliato. La cronaca di questi giorni insegna. Tre casi. E le vittime sono tutte straniere. O comunque non napoletane.

Niente furti. Ma rapine. A volte finite con un pestaggio selvaggio. Violenza gratuita, furibonda. Inaudita rispetto all'entità del bottino. Eppure accade. Sempre più spesso. Anche se De Magistris continua a ripetere che Napoli è sicura. O almeno: il numero dei delitti non è superiore a Roma o Milano. Sarà anche vero, ma il sindaco dimentica che il cuore storico della città – così come molte periferie – è devastato da una interminabile e sanguinosa guerra di camorra e la criminalità comune è sempre in agguato. Ed è sempre più sanguinaria.

Non si vuole creare allarmismo. Ma non è giusto far finta di niente. Baloccarsi su numeri e cifre che raccontano una verità anche parziale. Il senso di insicurezza resta alto. La cronaca racconta una città che è diversa da quella che desidera il primo cittadino. E soprattutto, cresce la violenza. Dai furti, agli scippi, ai pestaggi.

Il primo caso pochi giorni fa. Gli altri due ieri. A poche ore di distanza uno dall'altro.

Ma andiamo con ordine. Piazza Garibaldi. Una calda mattina di luglio. Tre donne, tutte argentine. Una mamma e due figlie. Una delle quali incinta. La vittima è proprio lei. Commette l'errore di tirare fuori il cellulare. Uno smartphone di ultima generazione. Lo intravede un algerino. Che decide di agire subito. Strattona la donna, la spinge a terra per strappare il prezioso cimelio. La vittima cade rovinosamente. La vita del bimbo che porta in grembo corre un grave rischio. Per fortuna non accade nulla di grave. Viene subito soccorsa dai commercianti della zona che hanno visto tutto. E che tutto raccontano agli agenti della questura. Il malvivente viene arrestato. Nel frattempo però è riuscito a consegnare ad un connazionale la refurtiva. Che sparisce nel nulla.

La notte scorsa. Centro storico di Napoli. La turista è francese, ha 41 anni. Sono le 2,30. E' in compagnia di un'amica, nei pressi dei Decumani. Estrae il cellulare. Non fa neppure in tempo. Un uomo, forse un giovane, la strattona. Le strappa borsa e smartphone. E scappa. Lei cade, batte la testa sul marciapiede. Resta stordita, una commozione cerebrale. Poteva andare peggio, molto peggio.

Poche ore prima. Circumvesuviana. La vittima è un professionista piemontese. Caccia lo smartphone. Un 23enne di Torre Annunziata osserva la scena. E alla prima fermata entra in azione. Lo strappa dalle mani della vittima e fugge. Viene inseguito, cade. C'è una colluttazione. Il criminale è un pugile. Ed è estremamente violento. Scarica tutta la sua rabbia sul professionista. Lo lascia sull'asfalto. Massacrato di pugni (ne avrà per 25 giorni salvo complicazioni). Sarà arrestato poco dopo. Un testimone, con il suo smartphone (chi di smartphone colpisce...), riprende la scena e la passa ai carabinieri. L'indagine è in discesa.

Ma la lista è molto lunga. A partire dal 17enne accoltellato lungo Corso Garibaldi, nel vano tentativo di evitare la rapina del suo nuovo cellulare. O per continuare con il 42enne che, a Secondigliano, ha puntato la lama alla gola di una tredicenne. Bottino: uno smartphone. Lo stesso personaggio, qualche mese prima, aveva rapinato dei telefonini due adolescenti.

Sei giorni fa, sempre a Napoli, un 31enne marocchino ha pestato a sangue un giovane. Il motivo già lo conoscete: voleva impossessarsi del telefonino. E' stato arrestato. A Giugliano, pochi giorni fa: il rapinatore, un 15enne, è evaso dalla comunità dove è stato ospitato con l'unico intento di rapinare un 17enne. Del suo cellulare. Il mese scorso gli agenti hanno arrestato un napoletano specializzato in rapine di smartphone: almeno sei nelle settimane precedenti. Sempre armato di coltello.

E si potrebbe continuare all'infinito.

di elleti