Avellino

“La tragedia che si è consumata oggi – ha affermato Antonio Famiglietti della Cgil – è l'ennesimo caso emblematico di un sistema di integrazione che ha fallito. La Prefettura deve smetterla di svolgere un ruolo passivo e iniziare a spingere affinché le cartelle sanitarie di questi ragazzi siano monitorate attentamente. Poi, ad essere oggetto di controlli, devono essere anche le stesse strutture di accoglienza. Strutture come quelle nelle quali era stato accolto e fatto restare questo giovane. Dove, spesso, il livello igienico è minimo. E tanti di questi ragazzi sono ammassati gli uni sugli altri. Per ragioni igieniche si mette a repentaglio anche la popolazione locale. Diventa solo l'ennesimo caso di speculazione sui soldi che circolano intorno al sistema dell'integrazione. Finché la situazione resta la stessa, questo non sarà l'ultimo episodio del genere”.

“Anche l'azienda sanitaria locale – conclude Famiglietti – deve spendersi di più per assicurare i controlli adeguati per questi giovani. Pena, tragedie come quella che oggi siamo stati costretti a commentare”.

L'ennesimo campanello d'allarme su un sistema d'accoglienza che nella nostra provincia ha clamorosamente fallito. Non c'è un piano di integrazione organico, così pochi comuni diventano meta di centinaia di ragazzi che non possono essere accolti adeguatamente. Proprio il superamento della soglia fisiologica di giovani che vanno ospitati, è una delle scintille degli episodi di violenza che li coinvolgono. Il razzismo finisce per esplodere quando si vive il flusso migratorio alla stregua di una vera e propria invasione. La storia ce lo insegna.

Se, infatti, gli episodi di violenza vanno sempre stigmatizzati, non si può chiudere gli occhi di fronte a chi dovrebbe mettere insieme i primi cittadini dei diversi comuni (la prefettura) e non ci riesce. La rete d'integrazione è rimasta tale solo su carta. Non si è mai preso in considerazione il numero che ogni comune può accogliere, non si è mai fatta una cernita delle strutture davvero idonee a ricevere gli immigrati, non ci si è impegnati davvero a fondo per far sì che questi giovani fossero inseriti nelle produzioni locali creando economia interna ai paesi.

Nè mai si è lavorato sull'educazione degli stessi immigrati e della popolazione locale, coinvolgendo tutti per trovare una soluzione adeguata a quella che resta e resterà un'emergenza. Gli unici gesti compiuti in questo senso, sono quelli delle associazioni spontanee di cittadini.

Certo, se non si parte da politiche di ampio respiro che devono coinvolgere in primo luogo l'Europa, niente si muoverà davvero. Ma altrettanto importante è lavorare sui territori, pena continuare ad alimentare un sistema che specula sulla pelle di questi ragazzi, mentre si aumenta l'insofferenza della popolazione locale che li vive solo come una zavorra. Non aspettiamo altre tragedie come quella di oggi per muoverci.

Andrea Fantucchio