Sono passati due giorni dalla tragedia che ha colpito il 19enne della Nuova Guinea stroncato dalla meningite. Ma, la vicenda, continua inevitabilmente a tenere banco. Mentre è stata disposta immediatamente la profilassi del caso, e in Irpinia si è diffusa la psicosi da contagio, ci si chiede se effettivamente sia stato fatto tutto il possibile per salvare il ragazzo.
Infatti, pur trattandosi di un attacco di meningite fulminante, come mai nessuno nei giorni precedenti alla tragedia ha notato gli attacchi febbrili che hanno colpito il giovane? Nemmeno i medici che se ne sono occupati? In casi di morti simili a quella del 19enne, i parenti delle vittime non raramente sporgono denuncia verso il medico che non ha sagnalato adeguatamente la situazione del paziente. Proprio sulla superficialità dei controlli si discute in queste ore.
E sui rischi che questo pressapochismo crea per la popolazione locale oggi costretta a vivere timori per il possibile contagio. Dagli screenening sanitari allo sbarco non eseguiti adeguatamente, alla supervisione delle strutture troppo spesso non controllate a dovere.
Si pensi a quanti edifici privi dei minimi standard igienici continuano ad essere scelti per ospitare gli immigrati. Lucrando sulle loro pelli. Per un crudele scherzo del destino il centro d’accoglienza nel quale alloggiava il 19enne era lo stesso che fu chiuso per irregolarità a febbraio.
Questa volte una distrazione è costata la vita a un ragazzo. Oltre a mettere a repentaglio per più giorni chi ha avuto a che fare con il giovane. Monteforte è stata rassicurata su una profilassi celere, ma la paura è inevitabilmente tanta. E per il futuro si chiedono controlli certosini, all’arrivo e durante la loro permanenza qui in Italia.
Andrea Fantucchio