Napoli

Da Scampia alla vetta dell’olimpo, la storia di Pino Maddaloni è un romanzo moderno scritto da una penna autorevole e romantica. Nessuno avrebbe mai scommesso su quel ragazzino allenato da papà Giovanni sui “Tatami” di Scampia. “E’ bravino” dicevano di lui “ma l’Olimpiade è un’altra cosa”. Le medaglie d’oro agli Europei di Oviedo nel 1998 e di Bratislava dodici mesi più tardi lasciavano qualche porta aperta per la rincorsa al podio, ma in pochi ci credevano. La famiglia Maddaloni, che sul “tatami” ha allevato i suoi tre bimbi, sapeva che con Pino nulla era impossibile. Papà Giovanni non aveva i soldi per volare in Australia, precisamente a Sidney dove nel settembre del 2000 si sarebbero svolte le Olimpiadi. La domanda ricorrente era la seguente: “come fare per seguire Pino in questa incredibile avventura?” Papà Giovanni trovò la soluzione vendendo una moto, quei soldi gli permisero di seguire il figlio alle Olimpiadi. A Sidney c’era il gotha del Judo mondiale. La categoria dei 73 kg presentava tanti grandi atleti ma, turno dopo turno, l’outsider Pino continuava a vincere e a stupire. Anche quando era in difficoltà trovava il guizzo per piazzare l’Ippon, il ko del Judo. Aveva il fuoco dentro, quella voglia di emergere che può avere solo chi viene da un quartiere difficile come Scampia, da una vita di sacrifici passata su un “Tatami”. A 24 anni era il momento giusto per conquistare il mondo e neanche giapponesi, koreani e cinesi potevano spaventare chi come Pino Maddaloni ha il cuore del campione. In semifinale, a un passo dalle medaglie, andò in scena la sfida con il bielorusso Anatoly Laryukov. Le cose si misero subito male, Maddaloni andò sotto ma il cuore di un campione non smettere mai di battere, proprio come la speranza di salire sul podio e portare una medaglia nella sua Napoli per entrare nella storia. Sotto nel punteggio per via di due penalità, Maddaloni ribaltò l’avversario. “E’ ippon”urlò il telecronista Rai Mimmo Fusco. Maddaloni era in finale, la medaglia era diventata realtà. Come minimo un argento, ma il partenopeo non aveva ancora smesso di stupire. Papà Giovanni era in tribuna con la bandiera tricolore, prodigo di consigli come sempre. Aveva osservato bene il brasiliano Tiago Camilo, prossimo avversario del suo Pino.  E proprio il consiglio paterno fu vincente. Madddaloni  mandò al tappeto il brasiliano salendo sul gradino più alto del podio per ascoltare il suo inno, prendere la sua medaglia, quella che gli ha cambiato la vita e permesso di diventare un modello per tutti i giovani e addirittura ispirare un film: “L’oro di Scampia”.