Avellino

Sull'inquinamento a Pianordine e gli effetti provocati sull'aria e sui terreni, c'è un comune che si agita. E uno che dorme. Atripalda è in prima linea: riunioni con Arpac e Asl, comunicazione continua con i cittadini. Il divieto di non raccogliere ortaggi e verdura nel raggio di 500 metri dal rogo del deposito di auto. Gli amministratori di Avellino, invece, non muovono un dito. Come se la questione non li riguardasse. Eppure, la zona di borgo Ferrovia – la stessa già vittima del disastro Isochimica – ricade nella stessa area dell'incendio. E lì, senza una richiesta dell'ente, le autorità impegnate nel controllo dell'inquinamento, non effettuano analisi. Risultato: nessuno sa cosa fare. Neppure se mangiare o mandare al macero il raccolto degli orti.

L'incubo diossina resta alto. Ma non ci sono risposte. La zona avellinese di Pianodardine e lo stesso rione Ferrovia restano terra di nessuno. E l'amministrazione, nonostante l'inchiesta Isochimica, il procedimento a carico del primo cittadino (e di quello precedente), per lo smog a piazza Kennedy, si segnala ancora una volta per l'evidente sottovalutazione del problema ambiente.

Ci sono arrivate diverse segnalazioni. Molto allarmate. Alcuni residenti avevano pensato di agire da soli. Ma si sono arresi di fronti ai costi. Ad Avellino solo pochi laboratori privati (l'arpac risponde solo alle richieste delle amministrazioni), sono in grado di effettuare gli esami sul terreno e sull'aria. Ma ogni esame riguarda una singola sostanza. Uno screening ad ampio raggio costa un migliaio di euro almeno.

Si resta così nell'incertezza assoluta. In balia degli eventi. «Comunque sia, per ragioni di sicurezza ho mandato al macero l'intero raccolto», ci ha raccontato un piccolo agricoltore della zona.

Intanto questa mattina, proprio nella zona di Borgo Ferrovia l'aria era irrespirabile.

Ma evidentemente la questione non interessa. C'è altro da fare per gli amministratori. Le vacanze sono vicine, il mare aspetta. E l'emergenza ambiente della periferia è solo un'altra seccatura. Come sempre. Da più di venti anni.

di Luciano Trapanese