Le nove sconfitte nelle ultime dieci giornate di campionato, di certo, non invitano all’ottimismo. Così come le sensazioni regalate da un’atmosfera, quella respirata domenica al Del Mauro, strana e da inquisizione. Una ricerca del colpevole alla base della quale non può che esserci un concorso di colpe. Di chi colpevole forse lo è e di chi invece dovrebbe prendersi la responsabilità di esserlo, a prescindere. Il malumore della piazza è evidente e tangibile e tutta la Scandone, dalla società, passando per lo staff tecnico e arrivando alla squadra, deve fare in modo che qualcosa cambi, nel più breve tempo possibile. È fondamentale evitare di alzare un muro fra chi tifa questa squadra, dal semplice appassionato a chi non ne perde una partita, e chi, al momento, la compone. Gli animi sono esasperati da due stagioni deludenti. Ma se quella dello scorso anno è ormai passata, quella attuale è ancora lontana dall’andare in archivio. Ed allora l’appello al ritrovare l’unità deve essere la base di una Sidigas che può e deve ripartire, per salvare la faccia e l’orgoglio. A fine stagione, poi, si tireranno le somme e tutti i calcoli dovranno essere fatti minuziosamente, senza lasciare alcuna questione inevasa. La settimana che separa i biancoverdi dalla sfida di domenica contro Trento dovrà essere quella della svolta, emotiva e tecnica.
Questa sarà la Scandone che finirà il campionato e il cambio di marcia dovrà avvenire dall’interno. Una mano, una grande mano, potrà darla Marques Green. Il playmaker è l’ancora di salvezza lanciata dalla proprietà e dallo stesso Vitucci ad una squadra involuta e incapace, in questo momento, di riuscire a trovare lo stimolo mentale per provare ad uscire dalla crisi in corso da due mesi. Green, da questo punto di vista, è una garanzia non da poco. Personalità forte e di peso all’interno dello spogliatoio, così come confermato anche da coach Sacchetti nel post-gara. Se alla Sidigas mancava un leader, adesso almeno questo problema non ci sarà. Così come sicuramente la Scandone, dopo ventidue giornate, avrà finalmente un playmaker in cabina di regia a imbeccare e indirizzare gli altri. Gaines e Cadougan si giocheranno settimana dopo settimana il posto in roster, vista la decisione della società di non tagliare nessuno dei due. Un modo per far germogliare quella voglia di competere che non è sembrata una caratteristica del team di coach Vitucci. Questione di atteggiamento ed anche da questo punto di vista l’arrivo di Green potrebbe dare più di una mano.
Ad Avellino il playmaker di Philadelphia non ha mai deluso e non si è mai tirato indietro, anche quando la situazione societaria sembrava più che critica. Green è garanzia anche di impegno, per sé e per gli altri. Almeno il pericolo figuracce dovrebbe essere rinviato. Ma probabilmente, con il folletto statunitense la Scandone può davvero provare a recuperare quel gap che la separa dall’ultimo posto disponibile per i playoff. Anche perché da domenica i biancoverdi affronteranno diversi scontri diretti o con squadre che comunque gravitano intorno al posizionamento della Sidigas. Quattro rimangono i punti dall’ottavo posto occupato da Cremona, che i lupi affronteranno al Del Mauro, con Bologna, Pistoia e Caserta. Tutti match che una squadra dalle linee guida chiare e dal ritrovato entusiasmo potrebbe portare a casa, piazzando magari qualche colpo esterno a Roma, Brindisi, Varese o, già domenica, contro la sorpresa Trento, lanciatissima in classifica, dove occupa il quinto posto a quota 24 punti. La Dolomiti Energia sarà il primo, ma anche uno degli ultimi banchi di prova a disposizione della Scandone. Una Scandone che non ha più alibi. Otto giornate per salvare la faccia e risalire la classifica, al momento deficitaria. Otto giornate per ricompattare un ambiente dilaniato e lacerato da una squadra in troppe occasioni senza mordente. Poi sarà tempo di tirare le somme.