Benevento

Tre le firme in calce: Arcidiocesi di Benevento, Chiesa Cristiana "Fiumi di Grazia" e Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli. Insieme per una iniziativa da rimarcare. Domani pomeriggio (vedi altro servizio) un incontro “per non tacere”. Per non dimenticare Esther, la 36enne di nazionalità nigeriana, madre di un figlio, che tirava avanti facendo la vita, ritrovata lo scorso 14 giugno, uccisa a colpi di pistola, in un terreno a poca distanza dal Parco archeologico di Cellarulo. Una delle due storie drammatiche – l'altra è la terribile fine della bimba di nove anni, rumena, di San Salvatore Telesino – che stanno occupando le cronache di queste estate che sarà ricordata a lungo.

Due delitti (nel caso della piccola si procede anche per violenza sessuale) registrati nel giro di cinque giorni. Se la memoria non tradisce, non era mai accaduto. Vicende di cui le indagini dirette dalla Procura stanno cercando di venire a capo. A quella di Esther sta lavorando la Squadra mobile, che continua ad acquisire ogni minimo elemento che possa risultare risolutivo. Numerose le persone ascoltate in queste settimane: non solo i familiari ed un'amica della vittima, ma anche uno dei suoi clienti. L'ultimo che aveva provato, la sera precedente, a contattarla telefonicamente. Non c'era riuscito. Lui l'aveva incontrata in più occasioni, ecco perchè il suo numero era comparso nella rubrica del telefonino di Esther che gli investigatori avevano recuperato nel corso di un successivo sopralluogo con la Scientifica, dopo i lavori di pulizia dell'area circostante il punto in cui era stato scoperto il cadavere. La sensazione è che l'attenzione si sia concentrata soprattutto sulle frequentazioni della donna, che ogni giorno raggiungeva Benevento, quasi sempre in treno, da Castelvolturno, dove abitava.

Si punta a ricostruire i rapporti che la malcapitata aveva stretto, magari con implicazioni diverse da quelle legate al mestiere. E' una delle ipotesi al vaglio anche alla luce di una serie di deduzioni. A cominciare dal numero dei colpi. Sei i bossoli repertati, oltre ad un proiettile inesploso, tutti calibro 9x21. Sei i colpi che avevano centrato Esther, prevalentemente al lato sinistro e posteriormente. Complicato pensare che un killer, magari arrivato da chissà dove, faccia fuoco tante volte. Un dato che sembra rimandare più ad un gesto d'impeto, ad una pistola che spara in rapida successione. Ecco perchè è importante che si continui a parlare di ciò che è successo. Per evitare che l'eco di quei colpi diventi sempre più flebile. Fino ad azzerarsi nell'oblio.  

Esp