Benevento

Il ricordo di Esther, la prostituta uccisa a Rione Ferrovia è ancora vivo a Benevento, ma sta sbiadendo, in maniera preoccupante. C'è un velo, che piano piano sta coprendo Esther e il suo ricordo, quello dell'indifferenza. Un velo che la comunità evangelica e il mondo cattolico vogliono squarciare. Per questo, in memoria di Esther, è stata annunciata l'idea che si intende portare avanti: occupare le panchine, gli spazi lasciati al degrado e dimenticati, e farne luoghi di aggregazione sociale, tra canti, discussioni e altre attività. Un progetto illustrato da Angelo Moretti della Caritas, che ha spiegato come non bisogna considerare il problema della prostituzione come una sorta di problema di decoro urbano, e come non bisogna parlare di sottrarre luoghi alle prostitute, ma ai clienti delle prostitute. Vincenzo Izzo, che ha curato l'organizzazione ha spiegato che si vuole basare l'idea sulla socializzazione: ci saranno rapper, musicisti, scuole di mestieri, un pic nic per mangiare assieme, vita sociale normale dunque.

Il pastore della chiesa evangelica fiumi di Grano ha spiegato che in questo modo si vuole arginare il problema, con l'amore, amore tra le persone e non amore a pagamento.

Anche don Nicola De Blasio è intervenuto, contestando in maniera veemente l'indifferenza che troppo spesso attanaglia Benevento e le sue vicende: «Siamo sotto la bella dormiente, che ha il potere di addormentare tutti evidentemente. L'idea è quella di creare un giardino di Esther, che sia di ricordo, che serva a svegliare quelle coscienze sopite. Non ci interessa rivolgerci alle istituzioni, puntiamo ai cittadini e puntiamo a creare qualcosa di duraturo, non una manifestazione isolata».