Siete il direttore generale di un'azienda. Il vostro responsabile del settore produzione ritarda sempre con la programmazione. E questa sua negligenza vi costringe a spese esorbitanti, e perdite di decine di commesse.
Cosa fate?
Le opzioni sono due. O lo licenziate in tronco. Oppure, prima gli fate un richiamo ufficiale, e se sgarra ancora, poi lo licenziate. Al comune di Avellino, non funziona così. Almeno per quanto riguarda il settore cultura. E quest'estate non ha fatto che confermarlo.
E' notizia di ieri l'annullamento dell'Avellino Teatro Festival, organizzato dalla Pro Loco di Avellino. Il nostro collega Angelo Giuliani ha ascoltato sulla questione Laura Nargi, responsabile della commissione cultura. Lei, la Nargi, ha spiegato: “Siamo arrivati al 29 luglio, e il programma non è stato ancora approvato. Per questo è saltato l'evento organizzato dalla Pro Loco.Mancano le firme sui progetti esecutivi, perché i dirigenti sono in ferie".
Dopo la rassegna Pro Loco, è una corsa contro il tempo anche per l'altro evento in programma, lo Stay Music Festival, organizzato dal forum dei giovani di Avellino.
Mentre, sul concertone di Ferragosto, come riportato in un precedente articolo, le rassicurazioni non convincono troppo: “Britti dovrebbe venire. Ma non è stato firmato alcun contratto”.
Purtroppo, però, i problemi non si limitano solo a Ferragosto. Guardando un po' più indietro, diciamo ad aprile, troviamo un caso simile. L'annullamento della manifestazione “C'entro per il Centro”. Allora il comune aveva chiesto agli organizzatori, che avevano già predisposto tutto, di spostarsi altrove. Per ragioni di sicurezza. La motivazione non convinse nessuno, e si portò dietro un lungo strascico di polemiche. Così come tanto rumore hanno fatto l'annullamento a gennaio del Presepe Vivente, organizzatori sempre la Pro Loco di Avellino, e prima ancora lo Stay fermato a metà dello scorso anno.
E, scorgendo ancora più indietro, non è che le cose siano andate meglio. Diciamo che la poltrona della cultura ha finito per fagocitare tanti profili diversi, da quelli più scafati, come il professore Nunzio Cignarella (che almeno però in quanto ad eventi non lasciava quasi nessuno a bocca asciutta), alle giovani di belle speranze apparse troppo spaesate, come Ida Pugliese.
Vittime di rimpasti e ribaltoni che hanno permesso al direttore dell'azienda di restare in sella (parliamo di Foti), ma con risultati rivedibili. Anche perché, il discorso sulla cultura, è più ampio e non si riferisce ai soli eventi.
S'intreccia con situazioni decisamente più complesse che ci regalano uno scenario che vi spingerà, se ci leggete dalla spiaggia, a restare su quella sdraio e non far ritorno nel capoluogo.
Non dimentichiamo infatti, a noi stessi, a voi, e all' amministrazione, che proprio la cultura fu sbandierata dal primo cittadino nel periodo del suo insediamento, come imprescindibile per lo sviluppo della città.
In realtà si fece di più: Foti disse, della cultura faremo ricchezza. Belle parole, che sono rimaste tali. Strutture comunali mal gestite sulle quali si aspetta una ricognizione da più di un anno. Ma ad ogni cambio d' assessore, si ricomincia daccapo. Penelope con la sua tela, in confronto, era una dilettante. Con l'attenuante che lì c'era un Ulisse da aspettare, mentre qui ad Avellino a furia di aspettare, c'è chi si è rotto le scatole (i giovani che vanno via) e chi si è rassegnato (e recita davanti ai bar i soliti piagnistei da vecchie prefiche, “qui non si può fare niente se non conosci nessuno”)
Ora, sulle strutture, tocca ad Elena Tordela, poverina, non la invidiamo. Anche perché, lo si è capito, quando si parla di edifici comunali si smuove sempre un tetris di interessi. Se sposto questo, poi chissà che succede. E poco conta se tutte insieme appassionatamente, quelle strutture rendono annualmente una miseria: poco più di settantamila euro (dati forniti durante l'ultimo consiglio comunale dalla stessa amministrazione).
E che gli edifici, che sono tanti, appartengono alla città: Hugo, Casino del Principe, l'asilo Patria e Lavoro, Villa Amendola (da quando è andato via Cignarella che ne aveva fatto la sua battaglia personale, non se ne sente più parlare). Per non citare l'Eliseo. Dicevano che a gennaio si sarebbe riaperto, ma nisba. E' là alla mercé dei vandali. Almeno, sempre con Cignarella e il suo Laceno d'oro, per venti trenta giorni lo vedevi rivivere, e ti illudevi che qualche speranza c'era ancora. Ma oggi che resta?
Ben poco signori. Anche perché, se al peggio non c'è mai fine, qualche giorno fa abbiamo appreso che la Dogana è finita all'asta. Ci pensate, uno dei simboli della città svenduto come una volgare bettola.
Certo, dicono, ce lo riprenderemo. E noi vogliamo anche crederci. Ma per farne cosa? Anche qui silenzio. Zero progetti. Quando si tratta di trasformare le parole in fatti concreti, si brancola del deserto. Non un'idea di riutilizzo orientata al digitale, ai nuovi mestieri, ai mercati del futuro. Sempre la solita sterile fuffa che tocca i suoi picchi più emozionanti, in manifestazioni nazional popolari che, eccetto un giorno di sbornia collettiva, non offrono alcun ritorno economico o formativo. Se qualcuno pensa ci riferiamo allo stesso concertone di ferragosto, ha fatto bingo.
Infine a questo quadro c'è da aggiungere una riflessione strettamente pratica: quindici, venti anni fa, quando ancora la progettazione era pane quotidiano per gli amministratori, l'assessorato alla cultura era una sedia ambita. Insomma, ci giravano soldi e tutti volevano salire a bordo per capire come utilizzarli. Oggi, sull'edilizia si spreme ancora il limone di Di Nunno e dei progetti legati alla città giardino, mentre proprio sulla cultura c'è da mettersi le mani nei capelli. E fatichereste a trovare dieci profili autonomi, non legati a nessun partito e corrente, che vogliano sedersi al posto oggi occupata dalla Mele.
Assessore sulla quale infierire ci sembra indecoroso. Prendersela con lei significa guardare il dito. E' il sistema politico, orientato alla stretta sopravvivenza, che ha deciso di metterla su quella giostra che a tanti suoi colleghi ha dato le vertigini prima ancora di salire. Lo vedi in consiglio comunale, dove ad ogni interrogazione cala il silenzio. E commentare diventa difficile, perché c'è davvero poco d'argomentare.
Inoltre, alla mancanza di progettualità, c'è anche tutta una giungla comunale che andrebbe sfoltita. Pensiamo a tutti i dirigenti che hanno l'ultima parola su troppe questioni, e che spesso finiscono per vincolare anche gli stessi assessori. Se fate associazionismo in città, sapete di cosa parliamo.
Forse, e diciamo forse, un'indicazione in questo senso è venuta dalle mosse del governatore De Luca sulla sanità: manager che hanno contratti a progetto che vanno di sei mesi in sei mesi, se non li centrano vanno a casa.
Forse simili paletti, in questo preciso momento storico, sarebbero fondamentali per l'organizzazione della macchina comunale: assessori e appunto dirigenti. Non siete capaci e non centrate l'obiettivo? Si va a casa. Ma non succederà.
Una simile organizzazione riguarda le aziende, i lavori regolarmente stipendiati, ma non tocca questa politica. Dove lo ripetiamo, troppo spesso si vive alla giornata e ci si assicura di sopravvivere.
Quindi consigliamo anche al consigliere (scusate la cacofonia) Giordano, di non farsi venire l'ulcera a furia di invocare dimissioni di dignità. Lo scorso consiglio comunale dopotutto ce l'ha dimostrato: c'era un bilancio da approvare con diecimila incognite, ma lo si è fatto ugualmente. Non ci stupiamo più di nulla. Finché la barca va …
Ps. la beffa più grande? E' stato approvato Expost. Finanziamenti che serviranno per le attività natalizie e altri interventi di "promozione del territorio". Oltre 300mila euro. Insomma l'estate chissà, ma a Natale ...
Andrea Fantucchio