All’1.50 di notte al Molo Manfredi di Salerno si stanno completando le operazioni di sbarco degli 855 migranti tratti in salvo a largo della costa della Sicilia dalla marina militare e condotti a Salerno a bordo della nave norvegese Siem Pilot. Iniziano scendere i minori non accompagnati, facce sperdute e silenzio, molti migranti, perlopiù provenienti dall’Africa Sub sahariana, non hanno neppure le scarpe, è un dettaglio che colpisce al cuore chi assiste a questa muta processione.
E’ il turno di un ragazzo, giovanissimo, massimo 25 anni, alto, tra le braccia stringe una coperta, non è l’unico ad avere questo solo bagaglio, viene controllato dal personale sanitario che li aspetta alla fine della scaletta della nave, i medici sollevano a tutti la maglietta per controllare sull’addome i segni di una possibile scabbia è a questo punto che qualcuno delicatamente nella fretta con le mani districa quel fagotto di coperte che nascondono un segreto, simbolo di questa ennesima traversata, lì c’è lei che per noi non ha nome, ma che ha stupito tutti, nata il 29 luglio a bordo della nave tra miseria, morte, disperazione, malattia.
Una neonata, eppure forte, tanto che i medici quasi se ne dimenticano e lasciano il padre passare avanti tra la folla per andare a farsi dare un paio di ciabatte, è scalzo, stanco, spaesato ma non lascia quel fagotto, portato come un trofeo. Poi qualcuno se ne ricorda “dove scappi, dove vai?” lo rincorrono, lui resta scalzo, ancora. “Dategli un 43”, urla qualcuno mentre lo trascinano nelle tende della Croce Rossa. Le procedure proseguono velocemente, si ha fretta di terminare, domani mattina sulla stessa banchina sfileranno i turisti di una nave da crociera e la routine cittadina riprenderà dimenticandosi di tutto.
Sara Botte