“Ho visto sacche di urina rotte a terra sotto i letti dei pazienti e nessuno che veniva a pulire. Ho visto la paura negli occhi dei malati quando suonavano il campanello per chiamare gli infermieri. Stanze della sub intensiva che dovrebbero essere sterili e con accesso limitato, erano invece aperte a tutti e tutto, senza controllo. Un mese nel reparto di chirurgia d’urgenza del Ruggi. Un mese accanto a mio padre malato di tumore. Un mese di inferno”.
Vincenzo Raiola, carabiniere di Mercato San Severino, non ce l’ha fatta a tenersi tutto dentro.
“Dovevo denunciare, voglio che si sappia cosa accade nel nostro ospedale. Mio padre è morto, la malattia ha fatto il suo decorso, nessuno potrà restituirmelo. Ma se ne è andato dal letto di un ospedale in cui il paziente perde ogni dignità e rispetto. E non dovrebbe essere così”.
Dopo lo scandalo degli assenteisti, le inchieste sulle mazzette per saltare le liste di attesa, le morti sospette e i reperti spariti, l’ospedale universitario Ruggi di Salerno non smette di rimanere sotto i riflettori della cronaca.
Per oltre un mese Raiola è stato accanto al padre 70enne malato. Dopo la morte del genitore ha deciso di denunciare quanto ha visto e registrato nel reparto di chirurgia d’urgenza.
Il suo appello è rivolto direttamente al direttore generale Nicola Cantone, al quale chiede oggi un immediato intervento.
“Non posso accettare che nell’ospedale della mia città avvenga tutto questo. I medici del reparto sono stati professionali e attenti - spiega Raiola - ma il comportamento del personale è stato più che discutibile. Spero che la la mia denuncia serva ad aprire gli occhi a chi è responsabile di questa struttura sanitaria”.