Salerno

La Corte d'Appello ha dichiarato fallita la Ifil, la società di Mario Del Mese, che era nata per vendere gli appartamenti mai realizzati nell'area dell'ex pastificio Amato, e aveva interessi forti anche a piazza della Libertà. Il fallimento è arrivato, dopo che il giudice fallimentare, aveva respinto per ben due volte la richiesta della Procura. La sentenza, oltre a decretare la fine della società immobiliare, apre nuovi orizzonti anche sull'inchiesta penale che vede, tra le persone coinvolte, Piero De Luca, primogenito dell'ex sindaco di Salerno, fresco vincitore delle primarie del Pd per la poltrona di governatore della Campania. I sostituti procuratori Francesco Rotondo e Vincenzo Senatore, lo scorso mese di luglio, hanno firmato un avviso di conclusione delle indagini, formulando un'imputazione alternativa: appropriazione indebita o bancarotta fraudolenta. Questo, a seconda dell'esito che avrebbe avuto il giudizio civile in secondo grado. Stando ai fatti, la sentenza dovrebbe inquadrare l'ipotesi più grave delle due menzionate in precedenza, ovvero quella di bancarotta. Per questo, la Procura è già pronta a formulare una richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati in totale sono otto. Oltre il già citato Piero De Luca, c'è anche Mario Del Mese e la moglie Valentina Lamberti, Giuseppe Amato jr., e la consorte Marianna Gatto. A questi si aggiungono, poi, i tre soci che si sono susseguiti all'interno della Ifil, ovvero: Vincenzo Lamberti, Luigi Avino ed Emilio Ferraro.