Lui ha risposto, lei se n'è rimasta in silenzio. Scelte comprensibilmente diverse per i coniugi stranieri arrestati dalla Volante, in città, per le ipotesi di reato di stalking ai danni di una condomina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Finiti a Capodimonte, entrambi sono comparsi questa mattina dinanzi al gip Flavio Cusani. Al quale il 48enne tunisino – difeso dagli avvocati Lucio Crisci e Giorgio Esposito, che assistono anche la moglie, una 50enne ucraina – ha offerto la sua versione dei fatti. Opposta a quella della polizia.
“Non ho mai inneggiato all'Isis”, ha più volte sostenuto l'uomo. Che ha poi anche escluso di aver minacciato ed inveito nei confronti della vicina di casa, fornendo una spiegazione della ferita riportata ad un dito da uno dei poliziotti, a suo dire non dovuta ad un morso della consorte. Quanto ai documenti – patente e carta d'identità – non intestati a lui ma ad un'altra persona (e risultati rubati a Napoli) che erano stati rinvenuti nella sua abitazione durante una successiva perquisizione della Digos, il 48enne ha affermato di non saperne alcunchè, ipotizzando che possano essere stati lasciati da qualcuno che frequenta quell'appartamento. Al termine dell'udienza di convaalida, il giudice, in linea con la richiesta del sostituto procuratore Assunta Tillo, ha confermato per i due indagati la detenzione in carcere.
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