Salerno

Quello del portiere è, per antonomasia, il ruolo più delicato e particolare. "Il portiere è un uomo solo, assorto nei suoi pensieri durante la partita: ha tempo per ripensare ad ogni errore, gli altri calciatori invece si rituffano subito nella gara e possono riscattarsi in qualunque momento" si legge in numerosi trattati dedicati ai numeri uno. L'Italia, fortunatamente, continua a sfornare diversi talenti: da Sportiello a Perin, in tantissimi sognano di ripercorrere le orme di Gigi Buffon e di vivere una carriera da protagonisti sia con i club di appartenenza, sia con la Nazionale. A Salerno, soprattutto nell'ultimo ventennio, di portieri amati ed apprezzati ce ne sono stati davvero pochi e molti hanno clamorosamente tradito le attese. Emblematico il caso Brunner, giunto a Salerno dopo aver vinto per due anni il premio di "Miglior portiere della B" ai tempi di Como e Terni e messo fuori squadra dopo pochi mesi a causa di una serie innumerevole di papere. Stesso destino per Lorenzo Squizzi, da avversario praticamente imbattibile, ma capace di presentarsi all'Arechi con un errore incredibile nel derby contro il Napoli proprio sotto la curva Sud. Il suo congedo? L'1-7 di Treviso, quando raccolse in rete palloni a grappoli a cospetto di un giovanissimo Luca Toni. Come dimenticare, inoltre, l'ironia di Zeman su Marruocco e Botticella ("abbiamo due numeri 12" disse il boemo, momento di rottura con la società), l'interregno De Lucia, i fischi per Ciro Polito, le incertezze nelle uscite di Berardi, Iannarilli e Strakosha, tre giovani area Lazio che a Salerno non hanno per niente convinto. I tifosi con i capelli bianchi, invece, ricordano un baby Zenga lasciare il "Vestuti" in lacrime dopo aver subito due gol beffardi: pallone sotto le gambe, mugugni dalla curva e sconfitta casalinga.

Nel cuore della tifoseria, invece, restano Daniele Balli- protagonista della promozione in A, ma spesso incerto in massima serie- Lorieri- sempre determinante, ma da 4 in pagella nella partita più attesa, quella di Napoli- Pinna, Gori e Caglioni, emblema di quella Salernitana che decise di giocare gratis per amore della maglia e per cercare di salvare una società alla deriva. Nella storia anche Andrea Ivan e quel rigore parato a Crespo sotto la curva, ma anche l'ex Chelsea Marco Ambrosio, capace di tenere la porta inviolata per quasi due mesi consecutivi a suon di prodezze. Attualmente a Salerno gioca Pietro Terracciano, non sempre apprezzato dal pubblico e autore di un girone d'andata negativo anche a causa del continuo alternarsi con Strakosha. La papera con il Trapani fu un pessimo bigliettino da visita, così come il liscio di La Spezia che permise all'ex Sciaudone di togliersi una piccola, grande soddisfazione. Gara dopo gara, però, Terracciano è cresciuto e ricordiamo gli ottimi interventi con Novara (sia all'andata, sia al ritorno), Livorno e Lanciano nei play out, con la sola "gaffe" di Vercelli che abbassò una media voto tutto sommato sufficiente. Sulla sua riconferma la criitca si è divisa e il pessimo primo tempo di Benevento ha aumentato il partito degli scettici. Il tormentone è sempre quello: è bravo tra i pali, fa tremare nelle uscite. Sicuri che possa essere il titolare indiscusso di una squadra come la Salernitana, in una piazza così esigente e con obiettivi importanti da raggiungere? Fabiani lo ha blindato per ora e per il futuro, al campo l'ardua sentenza...

Gaetano Ferraiuolo