“Allora ditelo che volete caratterizzare Pianodardine come luogo deputato unicamente alla 'monnezza'”. Le parole di Franco Mazza, raccolte dai colleghi del sito “Il Ciriaco”, ben riassumono quello che è accaduto in queste ore.
L'ennesima offesa ad una periferia che ha sopportato di tutto. Ma il vaso, a quanto pare, non è ancora colmo. Questo è quanto deve aver pensato la Provincia. Ieri l'ente guidato dal presidente, Domenico Gambacorta, ha infatti comunicato che lo Stir di Pianodardine diverrà il deposito di tutti i rifiuti organici dell'Irpinia, eccetto di quei paesi dei quali si occupa l'impianto di Flumeri (Alta Irpinia).
Viene chiarito che il provvedimento durerà quarantacinque giorni e che non si stoccheranno più di cento tonnellate al giorno. Si aggiunge che, pur mancando il permesso amministrativo di trasferenza e stoccaggio, tecnicamente il sito è “idoneo per queste funzioni a basso impatto ambientale” e non rappresenta un rischio per l'incolumità pubblica.
Ne siamo certi. Sarebbe assurdo il contrario.
Ma nessun tecnicismo o rassicurazione può placare lo sconforto degli avellinesi. La spiegazione è in quelle parole di Mazza. Esistono infatti delle scelte, dei gesti che feriscono in modo inequivocabile, poiché la loro incidenza è alimentata da radici che affondano la propria memoria in anni lontani. Fatti che si ripetono, portandosi dietro sempre gli stessi errori. Il modo in cui è stata operata questa scelta rappresenta una di questi tristi ritorni al passato. Nessuna autorizzazione ad hoc, niente di niente.
C'è un'emergenza ? Non si pensa due volte a caricare i camion di rifiuti per spedirli in un territorio stuprato così tante volte che si è perso il conto.
L'Isochimica è la tragedia più eclatante e vergognosa. Quella sulle quali pesano troppi morti che non hanno ancora ricevuto giustizia. Ma non è l'unica. Gli abitanti di Pianodardine hanno ancora negli occhi le fiamme del terribile rogo dell'Irm, quando oltre ottomila tonnellate di rifiuti bruciarono per giorni compromettendo drammaticamente la salubrità dell'aria e del territorio. Sprigionando polveri sottili e venefiche.
Fra gli altri monossido di carbonio, ozono, polveri ossidi di azoto, e una quantità di benzo(a)pirene, elemento cancerogeno. Anche quel dramma ha mietuto vittime, ma in modo più bastardo e silenzioso. Vite spezzate negli anni, dopo lunghe agonie per malattie. (Leggi il reportage: la valle dei veleni) Morti spesso dimenticati dalla collettività, ma non dalla memoria dei familiari che hanno continuato a ricordarli e che ora si sono riuniti autonomamente per effettuare dei controlli. Per protestare contro l'abbandono del territorio in cui vivono.
Proprio loro, i cittadini, in questi anni, hanno dovuto giocoforza convivere con il terrore di ammalarsi. Vivere come non bisogna mai vivere. Immaginate di svegliarvi ogni mattina con la paura di contrarre un cancro mortale. Trascorrere così ogni ora della vostra quotidianità: fare la spesa, andare a scuola, portare a sporcare il cane, pensando che potrebbe essere l'ultima volta nella quale avete salutato vostra moglie e i vostri bambini.
Certo, i controlli c'erano, ma la gente continuava ugualmente a morire. E lo spieghino a loro, a chi ha perso un amico o un genitore, che tutto era a norma, e che si trattava di coincidenze anche se terribili. Che è stato fatto tutto il possibile per evitare il peggio.
E così tanti sono fuggiti via. Non hanno voluto rischiare né, sopratutto, scommettere sulla vita dei propri figli. Ma tanti sono rimasti, perché quella era casa loro. Anche se barbaramente violata. Senza che si potesse fare alcunché. Come questa volta.
Quando a riaccendersi non è stata la paura, quella ormai è scivolata via. Lavata dalla rassegnazione prima, sostituita adesso, viva il Dio, dall'indignazione. Che succede? Si sono detti in tanti. Noi protestiamo, segnaliamo cattivi odori probabilmente provenienti quotidianamente dagli scarichi industriali, chiediamo più controlli dopo l'incendio del deposito Urciuoli, e loro che fanno? Prima dicono di voler spostare il terminal dei bus, poi ci portano altri rifiuti. Ma che siamo, cittadini di terza classe?
In quel “loro” finito sotto accusa ci sono tutti. I colpevoli di ieri e di oggi. Nel caso specifico la Provincia, ma anche il Comune. Per ora da Piazza del Popolo non sono arrivate dichiarazioni sull'accaduto. Dopotutto lo Stir aveva il permesso per lo stoccaggio dei rifiuti che arriveranno, per quale motivo? E, soprattutto, che succederà adesso?
Cari Amministratori, ci sono dei vostri cittadini che temono per la propria incolumità. Cittadini che abitano lontano dal centro, quello di cui vi occupate spesso, ma che sono sempre tali e vanno rispettati. Incontrarli è vostro dovere.
Lavorare sulle loro proposte, studiare insieme, guidati dagli esperti, Franco Mazza è uno di questi, altri controlli. Realizzare piani di bonifica efficaci che non restino solo su carta, sorvegliare più strenuamente lo stato delle cose. La schiuma che fuoriusciva dai tombini non è cronaca così lontana. Dovuta a fogne che scaricavano a terra. Bisognerebbe essere inflessibili su questi reati. Studiare piani di raccolta rifiuti efficaci.
Punire i trasgressori in modo severo. Sorvegliare tutte le aree della città, non solo il centro, che comunque, salvo corso Vittorio Emanuele, non è che se la passi meglio. Non resti indifferente neppure il prefetto. Si facciano sentire tutti su questa scelta della Provincia. Aspettare, non è più consentito. (La foto di copertina è del sito “Irpinia24.it”)
Andrea Fantucchio