Avellino

Le emozioni non invecchiano. Anzi. Come il buon vino si riesce ad apprezzarne il sapore con il passare degli anni. E se ad Avellino dici Nando De Napoli ti ritrovi a sorseggiare un bicchiere di ricordi magici. Dal gusto intenso. Unico. L'occasione per rivedere "Rambo" su quell'erba che lo ha fatto grande, che ora non è più naturale ma sintetica, è la "Partita della Speranza", evento solidale in corso di svolgimento in quel Partenio, nel suo Partenio, diventato da tempo Partenio-Lombardi. Strette di mani cordiali con Domenico Toscano e il suo staff: il saluto tra passato, presente e futuro; in testa, un cappellino con quel logo che ha portato sul petto per tre anni indimenticabili, dal 1983 al 1986, difendendo i colori della sua terra, direttamente da Chiusano San Domenico, nell'olimpo della Serie A.

De Napoli, sempre pronto a mettere il proverbile coltello tra i denti per contribuire ad elevare il lupo a regina delle provinciali per un decennio fantastico, forse irripetibile, è visibilmente felice di essere di nuovo lì. Dove tutto è cominciato: "Abito a pochi kilometri da qui" esordisce ai microfoni di Otto Channel 696 prima di immergersi in un ieri che sembra oggi "Passa il tempo, ma la più bella soddisfazione che ho mai provato resta quella di essere andato in Nazionale con la maglia dell'Avellino. Non lo dimenticherò mai. Ho fatto una buona carriera e non posso che ringraziare ancora tutti gli avellinesi".

E a proposito di vino, quello, e non in senso metaforico, è diventato davvero la quotidianità di colui che nei racconti dei papà irpini è sempre assomigliato a una sorta di mostro mitologico; uno di cui si narra la capacità di arare il terreno di gioco con la sua corsa infinita e potente: "Ho abbandonato il calcio, ho un'entoca a Bologna anche se di vini non sono intenditore. Li bevo solo qualche volta" - prosegue De Napoli - "Ho un mio socio che è sommelier e abbiamo deciso di intraprendere questa attività".

Corsi e ricorsi, De Napoli un po' ci spera guardando all'Avellino contemporaneo: "Gli ultimi due anni l'Avellino mi è piaciuto tanto, soprattutto quando nel campionato 2014/2015 ha lottato fino alla fine per andare in Serie A. Spero che quest'anno possa ripetersi con il nuovo allenatore e il suo staff. Avellino è una piazza molto difficile, io ho avuto la fortuna di giocare sempre in Serie A conquistando la salvezza con ottime squadre, fatte di ottimi giocatori, ma questo è un ambiente che va innanzitutto capito: calciatori e tecnico devono capire che qui bisogna fare solo una cosa: dare il massimo. Sempre". E detto da "Rambo", uno che di battaglie se ne intende...

Marco Festa