Salerno

Sassuolo avanti in Europa. Notizia certamente positiva non solo per il calcio italiano, ma anche per tante altre piccole realtà del campionato di serie A che possono sognare di vivere, un giorno, la medesima favola pur non avendo i mezzi delle big. La formazione di Di Francesco, ieri sera, ha scritto una pagina bellissima di sport: calciatori quasi tutti italiani, allenatore tra i più preparati in assoluto, gioco spettacolare, tanti giovani in vetrina ed un secco 3-0 che permetterà a Defrel e compagni di calcare palcoscenici decisamente prestigiosi. Quanto accaduto, però, fa inevitabilmente riflettere. Sugli spalti, infatti c'erano poco più di seimila spettatori, un migliaio assiepati nel settore riservato agli ospiti e con ampi spazi vuoti nei distinti ed in tribuna. Immaginate un po' la Salernitana che si gioca l'accesso all'Europa League: basterebbero 40mila posti a sedere per soddisfare le richieste di migliaia e migliaia di tifosi che trasformerebbero l'impianto di via Allende in un catino infuocato ed inespugnabile? Lotito e Mezzaroma, in questo lustro, hanno avuto modo di toccare con mano le potenzialità enormi di una piazza seconda a nessuno per attaccamento alla maglia, passione ed entusiasmo e la duplice domanda è legittima: perchè non sognare in grande puntando, un giorno, all'Europa? Cos'hanno in più piazze come Udine, Verona, Empoli e Livorno che, negli ultimi 10 anni, hanno vissuto notti magiche affrontando società di altissimo livello e prestigio? Salerno, con un progetto serio ed ambizioso, fornirebbe un contributo fondamentale in termini di incassi, entusiasmo e partecipazione, con l'effetto "dodicesimo uomo" che sarebbe trainante e che darebbe la spinta giusta a giocatori e presidenti. 

Il Sassuolo in Europa, però, favorisce anche una "riflessione al contrario": è davvero così importante il fattore tifo o spesso si esagera nel definire una curva "la componente fondamentale"? La verità, come sempre, sta nel mezzo: il pubblico incide tanto (soprattutto in piazze come quella granata), può fare la differenza nei momenti cruciali, ma non basta. Alle spalle serve sempre un progetto serio e, per realizzarlo, si passa attraverso annate tribolate, scelte coraggiose e valorizzazione dei giovani. E' così, dunque, che si possono spiegare i successi di Crotone, Empoli, Chievo, Sassuolo e Udinese: meno passione sugli spalti, ma anche maggiore serenità ambientale. Per sviluppare un progetto che punti al massimo occorrono tempo e pazienza e Salerno, da questo punto di vista, non sempre ha rappresentato una garanzia. Quanti calciatori o allenatori, magari giovani, sono stati fischiati sonoramente al Vestuti e all'Arechi per poi riscoprirsi elementi validi anche in ambito europeo? Quante volte, anche con l'attuale proprietà, si è caduto nell'errore di volere "tutto e subito" mugugnando rispetto alla possibilità di vivere un anno di transizione? Con le potenzialità che ci sono- in termini societari, economici e di tifoseria- Salerno e la Salernitana potrebbero non porsi limiti, ma le componenti devono remare nella medesima direzione compiendo il famoso salto di maturità. Il pubblico deve fare- come sempre- la propria parte garantendo quel sostegno incondizionato che ha permesso di compiere la scalata dalla D alla B, la proprietà deve investire concretamente, ma dev'essere lasciata libera di agire e, perchè no, anche di sbagliare e di decidere come e quando spendere i propri soldi. 

Gaetano Ferraiuolo