Avellino

“Ventitré persone sono morte, altri sono ammalati di cancro ai polmoni. Tutta la città di Avellino, e soprattutto Borgo Ferrovia, dove abitavamo, ci hanno voltato le spalle. Noi denunciavamo l'Isochimica e il pericolo amianto, loro ci chiamavano scansafatiche, persino terroristi. Sabato non marceremo per la Valle del Sabato”. Dure le parole di Carlo Sessa, ex operaio della fabbrica dei veleni a Pianodardine. Parole di chi è stato ferito indelebilmente dalla lama dell'indifferenza e pretende delle scuse doverose, anche da chi, associazioni e privati, adesso li cerca per riunirli sotto la giusta causa della lotta ai disastri ambientali.

Come ci raccontò anche Nicola Abrate, gli operai non hanno mai dimenticato il trattamento che la maggior parte degli abitanti del quartiere ha riservato loro quando denunciarono per primi, durante gli anni '80, i fatti dell'Isochimica.

“Ci davano dei nullafacenti – raccontava Nicola in una precedente intervista – tutti o quasi parteggiavano per Elio Graziano, titolare dell'Isochimica e allora presidente dell'Avellino Calcio. Sapete come funzionano queste cose, bastava qualche regalo e poi, finché c'era il pallone, lui era intoccabile”.

E Carlo rincara la dose: “Ci siamo battuti da soli. Eccetto la stampa che lottava con noi e alcuni giusti, fra i quali Giovanni Maraia e Tony della Pia, poi gli altri ci ignoravano o persino remavano contro. C'è ancora chi dice che combattiamo solo per prendere una pensione anticipatamente. Eppure che dovevamo fare di più? Noi operai, quattro stron.. di Avellino che hanno fatto cambiare la legge per il prepensionamento in Italia, legato a casi come il nostro, per ben due volte. E no, se la piangano loro adesso. L'iniziativa della marcia è giusta, ma serviva partire prima, e pur condividendo le cause, non possiamo scordare il passato. Borgo Ferrovia ci ha ferito indelebilmente, così tutta Avellino, anche chi adesso guida la marcia è stato contattato, ma ci ha voltato le spalle. Noi questo non lo dimentichiamo”.

La nostra intervista si chiude con un chiarimento sullo stato delle pensioni: “In quaranta sono ancora esclusi dal prepensionamento. Colpa del Ministero del Lavoro che pretende trentacinque anni di contributo, senza tener conto delle condizioni di salute di tanti di noi, causate dalla tragedia dell'Isochimica. Ma non ci arrendiamo. Poi c'è il processo da affrontare. Speriamo finalmente che i colpevoli paghino. E giustizia sia fatta, per i vivi e per i morti”.

Andrea Fantucchio